
RECENSIONE:
Ha debuttato ieri sera in prima milanese al Teatro Carcano, dove sarà presente solo per altri tre giorni prima di continuare la tournée a Torino e poi in altre città italiane, la commedia “Ferdinando” di Annibale Ruccello diretta da Arturo Cirillo che ne è anche interprete. Questo lavoro di spicco nella drammaturgia dell’autore campano, scomparso prematuramente all’età di trent’anni a seguito di un incidente automobilistico, fu scritto nel 1984 e messo in scena per la prima volta nel 1986 dallo stesso autore con protagonista Isa Danieli. Da allora la commedia è stata rappresentata in diverse occasioni e lo stesso Arturo Cirillo la mise in scena per la prima volta nel 2012. Il nuovo allestimento, che ha debuttato al Teatro delle Muse di Ancona il 26 ottobre scorso, è prodotto da Marche Teatro, Teatro Metastasio di Prato e Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellin e ha per interpreti, oltre ad Arturo Cirillo, Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo e Riccardo Ciccarelli. La protagonista è Donna Clotilde, baronessa nell’ex Regno delle Due Sicilie e ora decaduta a seguito della costituzione dell’Unità d’Italia (la vicenda si svolge nel 1870) che vive isolata nella sua abitazione in luogo imprecisato insieme a Gesualda, una sua cugina nubile e nullatenente, “figlia della colpa” perché la madre non era sposata e per questo motivo disprezzata, e che le fa da serva. La baronessa si dichiara malata, vive le sue giornate perennemente a letto servita dalla vituperata cugina, detesta la nuova società e la lingua italiana e comunica solo nel dialetto napoletano, da lei ritenuta l’unica lingua nobile degna di considerazione. A farle visita quotidianamente è il parroco del luogo, Don Catellino, uomo mellifluo e interessato, che si scoprirà essere anche amante di Gesualda. Le giornate scorrono monotone dove le uniche azioni apparentemente degne di note sono quelle dedicate alla recita del rosario e alla lettura fatta da Gesualda di un testo del seicento scritto rigorosamente in napoletano. Questo fino al giorno in cui una lettera scritta da un notaio annuncia a Donna Clotilde che lei dovrà prendere in adozione il figlio di una di lei lontana parente appena deceduta. Il ragazzo, sedicenne, dal nome Ferdinando giunge da lì a poco nell’abitazione e il suo arrivo interromperà il trantran quotidiano dei tre personaggi fino a sconvolgerne l’esistenza.

A introdurre la commedia una musica da chiesa eseguita con organo immette già in quello che sarà il mood della commedia dove religione si mescola con menzogna e lussuria. A fare da padrone un letto baldacchino, accentratore di tutta la scena a rappresentare non solo luogo riservato al sonno e alla malattia ma, simbolicamente, anche spazio dedicato alla soddisfazione del piacere sessuale. Sulla parete un drappo rosso sangue, foriero delle passioni che si andranno a consumare. Altri elementi come un divano, un piccolo tavolo, un comodino che, pur avendo una loro funzione, sembrano costituire solo un arredo secondario di circostanza. Su un lato spicca un grande lampadario che subito precipita a terra, simbolo di un antico splendore decaduto e ormai non più importante. Ad animare tutta la pièce è il magnifico disegno delle luci diretto da varie direzioni sui personaggi a illuminare i loro stati d’animo evidenziati di volta in volta con atti passionali, rabbiosi, sdolcinati, o fintamente benevoli. E subito, dopo la recita del rosario, si staglia la voce dell’allettata Donna Clotilde che rivendica lamentosa il suo stato di ammalata grave e, poiché non si sente compresa, scaglia le sue ire contro la cugina Gesualda, misera zitella, nata a Caivano e “figlia ‘e zoccola”. E però, quando costei mostra di assecondarla, s’inalbera di più perché si sente scavare la fossa “primma do tiempo”. Ce l’ha con la società attuale che ha distrutto il Regno delle due Sicilie e con il diffondersi della lingua italiana, “na ‘lenga e mmerda, senza storia”. Poi arriva Don Catellino che viene rimproverato perché non si è ancora liberato del sacrestano Amedeo, giovane sospettato di rubare i soldi delle offerte lasciate in chiesa dai fedeli e in realtà amante segreto del prete. Questi, però, è furbo, sa come risponderle e intanto le consegna una lettera dove si annuncia l’arrivo del nipote Ferdinando il quale giunge di lì a poco e inizialmente viene accolto freddamente dalla donna. Ma le cose cambieranno nei giorni a seguire.

Annibale Ruccello aveva diviso la sua commedia in due atti che però Arturo Cirillo ha voluto assemblare in un unico tempo di circa due ore. Tuttavia, pur non essendo diviso da un intervallo, nella pièce è comunque ravvisabile uno stacco che la divide in due parti, dove nella prima prende il sopravvento una comicità dovuta soprattutto alla presenza di donna Clotilde con gli altri che le fanno da spalla, mentre nella seconda, in cui si consuma il dramma, a esercitare una supremazia è Gesualda e poi anche Don Catellino e Ferdinando per terminare con i quattro personaggi nelle ultime drammatiche scene. Per questo aspetto quella che all’inizio potrebbe apparire come una commedia di costume si rivela essere poi un dramma storico dal taglio classico, come lo definisce Cirillo nelle sue note di regia. E non a caso alcuni elementi scenici come il drappo rosso e il lampadario che cade oltre alle note musicali ne sono indizi rivelatori. Gli stessi abiti dei tre personaggi principali denunciano il loro essere più segreto che contiene frustrazione, perversione, passionalità mal esercitata o inappagata. Personaggi che agiscono l’uno contro le altre nel contendersi il corpo di Ferdinando che a sua volta si rivela anch’egli un calcolatore perverso. Commedia che diventa dramma crudele alla quale non è estranea la poetica di Artaud. Alla fine a Donna Clotilde affranta rimane la triste considerazione di quello che è il presente: “una volta i morti si mostravano ai vivi che ne avevano paura ora i morti non si mostrano più perché sono loro ad avere paura dei vivi”.

Il cast voluto da Cirillo è di grande eccellenza. Sabrina Scuccimarra, attrice di razza, entra perfettamente nel personaggio di Donna Clotilde, utilizza con padronanza il dialetto tanto da non temere di apparire sguaiata ma sa farlo con stile. Possiede la dote di far muovere il riso. Notevole sia nella parte di malata immaginaria sia in quella di donna che riscopre il desiderio sopito e rivela il suo lato passionale che la rende facile preda di Ferdinando (“Tu m’è fatta ascì pazza, nu tengo chiù sang dint’ e vvene” (“tu mi hai fatto impazzire e non ho più sangue nelle vene”). Anna Rita Vitolo, che all’inizio appare come personaggio insipiente, succube dei capricci di Donna Clotilde, emerge nella seconda parte rivelandosi come donna che vuole appagare a tutti i costi i suoi desideri erotici, e lo fa con disperazione fino a essere l’ideatrice crudele dell’atto finale. Molto talentuosa, in questo ruolo sa toccare i registri più diversi richiesti dalla psicologia del personaggio. Arturo Cirillo, è un attore poliedrico che negli abiti di Don Catellino sa mettere a frutto tutta la sua esperienza accumulata negli anni in ruoli drammatici. Il suo personaggio è infatti quello più sofferto di tutta la pièce, preda del desiderio erotico che è appagato solo se l’atto sessuale viene consumato con addosso l’abito talare e ha la valenza di un sacrilegio. Giudicato da Donna Clotilde “ricchione” e “prevete rattuso”, tormentato dal suo amore per Ferdinando tanto da non aver timore di dichiararlo apertamente. Il bravo Riccardo Ciccarelli è il Ferdinando intorno al quale ruotano i desideri degli altri personaggi. All’inizio per conquistarsi le loro simpatie sa mostrarsi dolce e ingenuo con tutti ma ha bene in mente che a comandare è Donna Clotilde e, quando avverte qual è il momento opportuno, le si mostra nudo tanto da sconvolgere la donna che ravvisa in lui un’incarnazione di San Sebastiano.
La commedia è stata accolta con entusiasmo dal pubblico che ha applaudito calorosamente e a lungo. Uniche repliche questa sera alle ore 19,30, domani alle ore 20,30 e domenica alle ore 16,30.
Vista il giorno 16 novembre 2023
(Carlo Tomeo)
“Ferdinando” di Annibale Ruccello con Arturo Cirillo, Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo, Riccardo Ciccarelli – scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, musiche Francesco De Melis, regia Arturo Cirillo, regista collaboratore Roberto Capasso, produzione MARCHE TEATRO, Teatro Metastasio di Prato, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellin
DATE SPETTACOLO: 16, 17, 18, 19 novembre – Orari 16 e 17 ore 19.30, 18 ore 20.30, 19 ore 16.30
PREZZI: Poltronissima
Intero € 38,00
Ridotto under 30 / over 65 € 27,00
Ridotto under 18 € 19,00
Poltrona/balconata
Intero € 27,00
Ridotto under 30 / over 65 € 24,50
Ridotto under 18 € 19,00
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