
(Foto di Luca Del Pia)
RECENSIONE:
Ha debuttato in prima nazionale al Piccolo Teatro Strehler la commedia “La pulce nell’orecchio” di George Feydeau, una coproduzione LAC Lugano Arte e Cultura e Piccolo Teatro d’Europa, diretta da Carmelo Rifici, da lui stesso tradotta e adattata ai tempi nostri in collaborazione con Tindaro Granata e che era stata presentata in anteprima il 7 novembre a Lugano. La vicenda prende l’avvio in casa Chandeboise dove la padrona di casa, Raimonda, a causa della freddezza dimostratale dal marito Vittorio Emanuele, ne sospetta l’infedeltà. Decide quindi di fingersi una sua ammiratrice colpita da un coup de foudre dopo averlo visto una sera a teatro e di mandargli una lettera scritta dall’amica Luciana nella quale gli dà un appuntamento segreto in un albergo a ore dove lei stessa si recherà per sorprenderlo in flagrante. L’uomo, che in realtà è affetto segretamente da un’improvvisa impotenza (dichiara, infatti, al suo amico dottore di essere tornato alla condizione di un bambino) decide di mandare all’appuntamento il suo caro amico Tornello, convinto che la sconosciuta a teatro fosse rimasta ammaliata da quest’ultimo, perché più prestante fisicamente. L’amico, che è uomo amante delle avventure, accetta volentieri. L’azione si sposta quindi nell’albergo gestito da una coppia ambigua la cui donna è una saponificatrice che utilizza i cadaveri dei clienti e dove lavorano due camerieri insoliti, Maria Antonietta sindacalizzata che rivendica i suoi diritti ad avere una paga più giusta e Bugo che oltre a essere vittima dell’alcool è il sosia di Vittorio Emanuele e questo creerà continui equivoci. Quando Raimonda giunge in albergo scopre che ad attenderla è Tornello, il quale, già suo ammiratore, non esita a farle le sue profferte amorose che la donna rifiuta ma i due si scontrano con Bugo e, credendolo Vittorio Emanuele, non sanno come giustificare la loro presenza in quel luogo. La situazione si complica quando in albergo arriva anche, pistola alla mano, il gelosissimo marito di Luciana al quale Vittorio Emanuele aveva mostrato la lettera che gli era giunta e nella quale l’uomo aveva riconosciuto la calligrafia della moglie. Altri personaggi giungeranno nell’albergo per vari motivi da tenere segreti e saranno contemporaneamente e loro malgrado artefici e vittime di una serie di malintesi tra i quali cercheranno di districarsi con giustificazioni risibili e tentativi di fughe improvvise non sempre riuscite in una girandola di azioni che li coinvolgeranno tutti e si protrarranno in un crescendo vertiginoso.

(Foto di Luca Del Pia)
Se elemento fondamentale del teatro di Feydeau è costituito dalla presenza in scena di porte attraverso le quali entrano ed escono velocemente i personaggi delle sue commedie e dal commediografo opportunamente create per rendere dinamiche le azioni (egli non si limitava solo a scrivere le sue commedie ma ne curava anche la regia e prestava un attenzione particolare anche alle scenografie), Carmelo Rifici ha sostituito quelle porte con cubi e parallelepipedi in gommapiuma di varie dimensioni e colorati con diverse cromature pastello e disposti per tutto il palcoscenico. L’unica porta presente sul fondale è quella di un armadio che in alcune occasioni funge anche come porta d’ingresso di casa Chandeboise. Il tutto è montato su una struttura girevole che descrive i diversi ambienti dove si svolgono le azioni. Questi unici elementi di arredo non costituiscono una scelta scenografica fine a sé stessa ma hanno una funzione fondamentale perché, permettendo agli attori veloci rimbalzi e capriole oltre a opportuni nascondigli, seguono meglio la chiave di lettura che il regista ha voluto dare alla commedia: uno spettacolo che utilizza le azioni del burlesque portate alla massima velocità vicino a quel genere di film comici muti di inizio del secolo scorso. E non a caso il volto di Tindaro Granata, che interpreta in modo magistrale il personaggio di Camillo, nipote di Vittorio Emanuele che ha un difetto vocale che non gli permette di pronunciare le consonanti, ha baffetti alla Charlot e pantaloni alla Ridolini. Altro elemento importante sul quale è opportuno soffermarsi è il tema dell’incomunicabilità dei personaggi che più che essere una condizione esistenziale è dovuta alla menzogna e quindi alla mancanza di una comunicazione veritiera perché preoccupati di nascondere i loro segreti e camuffare le loro azioni. Numerosi i momenti nei quali prevale un aspetto surreale che aggiunge comicità a tutto l’assetto come avviene per esempio quanto accade al personaggio di Maria Antonietta alla quale basta indossare un abito elegante per sentirsi la regina di Francia consorte di Luigi XVI che declama la famosa frase inerente alle brioches che la rese famosa.

(Foto di Luca Del Pia)
Altra importante interpretazione scelta da Rifici per questa messa in scena è quella riferita al linguaggio come riferisce nelle sue note di regia: “Negli anni recenti il mio lavoro di indagine registica si è focalizzato sul tema del linguaggio e sulle sue ambiguità. La pulce nell’orecchio, in un certo qual modo, è una farsa sul linguaggio o, meglio, una farsa di linguaggi. Come con le grandi commedie di Shakespeare, siamo di fronte alla rappresentazione dei rapporti umani costruiti sulla sagacia delle parole ma, a differenza del grande autore inglese, Feydeau impone allo spettacolo una macchina comica perfetta. Un orologio di rara precisione che porta i suoi personaggi e il loro modo di parlare oltre il ‘gioco’ linguistico fine a sé stesso, di puro intrattenimento ed evasione, con lo scopo di estrapolarne il massimo potenziale teatrale e la massima ridicolaggine umana”. E questo appare anche nelle scene in cui non è presente il parlato ma è attiva l’azione perché anche il tacere e agire sono una forma di linguaggio. Oppure quando alcuni personaggi parlano con accento romanesco come è il caso delle cameriere Maria Antonietta ed Elide.

(Foto di Luca Del Pia)
Nel complesso Rifici prende il testo di Feydeau e, pur attenendosi all’originale, lo rivolta come un calzino e lo rende più sapido apportandovi ulteriore brio e facendolo suo. Sostituisce i nomi del teatro dove sarebbe avvenuto l’innamoramento della sconosciuta per Vittorio Emanuele e quello dell’albergo rispettivamente con quelli del Piccolo Teatro e dell’hotel Feydeau. Inoltre, trattandosi di un vaudeville, pur affidandosi alle musiche di Zeno Gabaglio, inedite e composte per la commedia ed eseguite con strumenti quotidiani, non dimentica, per meglio attenersi a quel genere teatrale, di aggiungerne altre come “vaudevilles” prese dal repertorio attuale eseguite dagli attori i quali alternativamente sanno bene adoperarsi con voce, tromba, tastiera, batteria e chitarra. Si ascoltano così brani che fanno parte dei nostri anni come “Girls Just Want To Have Fun” di Cindy Lauper o “L’addio” di Franco Battiato. Mentre il dottore en travesti, il bravo Fausto Cabra, per meglio affermare la sua natura, si improvvisa novella Jeanne Moreau e accenna con voce tra il dolente e il grottesco la canzone “Each man kills the thing he loves”. Notevole la messa in scena che si giova di una compagnia di attori collaudata, ben assortita, che oltre alla recitazione verbale possiede capacità mimiche e agisce sul palcoscenico con singolare dinamismo fisico. Suggestiva la scenografia firmata da Guido Buganza e studiata in ogni singolo dettaglio e che si avvale anche del sapiente disegno luci di Alessandro Verazzi. In carattere i costumi moderni creati da Margherita Baldoni. Alla sera della prima un pubblico attento e molto divertito ha applaudito con entusiasmo. Repliche fino al giorno 26 novembre.
Vista il giorno 14 novembre 2023
(Carlo Tomeo)
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 14 al 26 novembre 2023
La pulce nell’orecchio
PRIMA NAZIONALE
di Georges Feydeau
traduzione, adattamento e drammaturgia Carmelo Rifici, Tindaro Granata
regia Carmelo Rifici
scene Guido Buganza – costumi Margherita Baldoni – luci Alessandro Verazzi – musiche Zeno Gabaglio – assistente alla regia Giacomo Toccaceli
con (in ordine alfabetico) Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

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Thank You much
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Spettacolo inguardabile. Senza trama. Solo un susseguirsi di tradimenti. Comicità per infanti. Abbandonato dopo il primo tempo.
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Un Feydeau inedito, fuori dagli schemi tradizionali: lo spettacolo andava visto per intero per coglierne l’originalità.
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