
RECENSIONE:
Apertura di stagione del Teatro Carcano con una lodevole Tragédie de Carmen dalla “Carmen di Bizert per la regia di Serena Sinigaglia che ha ripreso l’adattamento di Peter Brook, Jean-Claude Carrière e Marius Constant risalente al 1981, poi sviluppato due anni dopo anche in un film. La regista aveva già realizzato questo lavoro al Teatro Goldoni di Livorno nel 2021 ma questa volta ha voluto portare in scena diplomandi del Conservatorio di Milano dichiarandone la scelta per “la particolare attenzione all’aspetto sociale e formativo che da sempre accompagna il mio lavoro, nei 25 anni passati con ATIR e ora qui, in questo immenso teatro del centro di Milano. Un teatro che sia al servizio della città, calato nel tessuto urbano, in contatto con le principali istituzioni cittadine. Non solo lo spettacolo serale, dunque, ma una serie di attività laboratoriali e comunitarie capaci di costruire quella base di riferimenti e di relazioni umane che definiscono l’identità di un luogo di cultura. Qui l’idea di collegare La tragédie de Carmen, proprio perché un adattamento, proprio perché una sintesi, proprio perché pensata dagli autori stessi come un’opera di poco più di un’ora dove si canta e si parla, qui l’idea, dicevo, di farne un progetto poderoso di formazione in collaborazione con il Conservatorio di Milano.”

La regia di Peter Brook fu quella di concentrare la storia di Carmen nell’elemento principale che ne costituiva l’essenza, come l’accostamento tra amore e morte, con le tragiche conseguenze che ne conseguono. Per questo motivo insieme agli sceneggiatori Carrière e Constant giocò per sottrazione ripulendo l’opera da certi orpelli ritenuti inutili e fuorvianti che negli anni si accumulavano nelle varie rappresentazioni. Allo stesso modo la scena voluta da Serena Sinigaglia e realizzata da Silvia Civran e Paola Grandi, che si sono occupate anche dei costumi, è priva di elementi particolari che potrebbero distrarre lo spettatore dal vero fulcro della vicenda: pedane rialzate in legno sulle quale agiscono gli attori e i cantanti, fondale occupato da un telo sul quale sono riprodotte le traduzioni in italiano dei testi recitati e cantati. Unico indizio su quello che accadrà è un nastro separatore di quelli usati per limitare il luogo di un delitto e che attraversa longitudinalmente la parte più alta della scena, nastro che sarà rimosso nel corso dell’azione dalla stessa Carmen, in segno di indifferenza e di affermazione di libertà. Lei veste gonna e stivaletti in pelle, calze a rete e chiodo sulle spalle. Solo alla fine indossa un abito rosso, simbolo di passione, nel momento in cui scopre il suo amore per Escamillo, forse quello vero che non aveva mai provato prima, tanto da farle cantare “Je t’aime, Escamillo, je t’aime et que je meure si j’ai jamais aimé quelqu’un autant que toi”. Accanto a lei gli altri personaggi principali che cantano (Don Josè, Micaela ed Escamillo) e quelli minori che recitano, tutti in vestiti altrettanto moderni e identificativi del carattere, come per esempio Micaela che è in un abbigliamento dimesso.

Fin dall’inizio, a introdurre la rappresentazione, è il motivo musicale appartenente alla romanza del terzo atto dove Carmen apprende attraverso il gioco delle carte quale sarà il suo triste destino: non come avviene nell’apertura dell’originale di Bizet dove la musica trascinante contiene una sintesi delle maggiori musiche di tutta l’opera. Il senso della tragedia che andrà a compiersi è quindi subito evidente ed è questa la vera chiave interpretativa dell’opera. Carmen, presentata come una donna volitiva, che ama divertirsi, farsi i selfie con gli amici, e, grazie al suo fascino, sa come soggiogare l’uomo al suo volere e che alla fine accetta di andare incontro alla morte pur di non rinunciare alla libertà. Personaggio moderno che vuole affermare il suo io di donna, pronta a sfidare l’uomo che vuole sottometterla alla propria volontà. Eroina del disvalore secondo la morale maschista, votata fin dall’inizio all’ineluttabile destino che l’attende. Altra eroina dell’opera è Micaela, donna sentimentale, fedele, tormentata per la perdita dell’amore di Don Josè. All’inizio viene picchiata violentemente da Carmen che ha deciso che l’uomo dovrà essere suo ma poi le due si ritroveranno solidali sul proscenio tenendosi per mano accomunate dal triste destino che le attende, a cantare in contemporanea le loro arie che sono quelle più famose tratte dal terzo atto originale.

Dell’opera di Bizet viene fatta salva la musica dove le arie principali sono presenti, in alcuni casi riportate in modo frammentario e non sempre seguono la cronologia della vicenda, in altri rese da motivi ricorrenti sia richiamate dalle varie azioni che si svolgono in scena sia come anticipatrici degli episodi più drammatici che andranno ad accadere. I dialoghi parlati si differenziano da quelli del libretto originale richiamandosi più direttamente ad alcuni tratti della novella di Prosper Mérimée, fonte d’ispirazione per i librettisti Meilhac e Halévy. Ne è un esempio l’introduzione del personaggio di Garcia, il marito di Carmen che viene ucciso da Don Josè, mentre lo stesso Zuniga appare come un ulteriore corteggiatore della protagonista.

Per essere alla loro prima esperienza teatrale sia i musicisti che gli interpreti tutti si sono dimostrati all’altezza della situazione anche tenendo conto che la “Carmen”, aldilà dell’orecchiabilità delle sue musiche, non è tra le opere più semplici da eseguire. Un plauso particolare a Dandan Qin nel ruolo della protagonista alla quale va riconosciuta anche una buona resa d’attrice oltre che di cantante. Altrettando bravi gli altri tre cantanti e i comprimari nelle parti recitate e mimate. Il Direttore Takahiro Maruyama ha eseguito la partitura con passione evidente e ha concesso anche un bis finale proponendo l’ouverture del primo atto dell’opera chiedendo la partecipazione del pubblico e guidandolo anche nei battimani dimostrando, novello e occidentale Barenboim, una buona attitudine, perché no?, a condurre in futuro un concerto di Capodanno a Vienna.
Grande successo di pubblico alla sera della prima dell’11 ottobre. Repliche fino a martedì 17 ottobre.
Tutte le foto sono di Serena Serrani
Visto il giorno 11 ottobre 2023
(Carlo Tomeo)
LA TRAGÉDIE DE CARMEN
adattamento da Carmen di Georges Bizet
di Peter Brook, Jean-Claude Carrière e Marius Constant
regia Serena Sinigaglia
Orchestra del Conservatorio G. Verdi di Milano
direttore Takahiro Maruyama
assistente alla regia Omar Nedjari
scene e costumi Silvia Civran / Paola Grandi
sound design Giorgio Galliano
light design Christian Laface
Personaggi e interpreti
Carmen, Dandan Qin
Don José, Lee Seungho
Micaëla, Yi Xiang
Escamillo, Koo Joaho
Zuniga e Garcia, Leonardo Castellani
Lillas Pastia e Un brigadiere, David Remondini
Amica di Carmen e Vecchia Zingara, Ludovica Tinghi
Coproduzione Teatro Carcano, Conservatorio G. Verdi di Milano in collaborazione con NABA – Nuova Accademia di Belle Arti
si ringraziano Katarina Vukcevic e Maria Spazzi
DATE delle REPLICHE dello SPETTACOLO
14, 15, e 17 ottobre 2023
Orari
17 ottobre ore 19.30
14 ottobre ore 20.30
15 ottobre ore 16.30
PREZZI
Poltronissima: Intero € 38,00 – Ridotto under 30 / over 65 € 27,00 – Ridotto under 18 € 19,00
Poltrona/balconata: Intero € 27,00 – Ridotto under 30 / over 65 € 24,50 – Ridotto under 18 € 10,00
VENDITE ONLINE: www.teatrocarcano.com
TEATRO CARCANO
Corso di Porta Romana, 63 – Milano – MM Crocetta
T 02-55181362 info@teatrocarcano.com
