
al Teatro Gerolamo sabato 7 e domenica 8 ottobre 2023 feriali h 20/domenica h 16
DONNA NON RIEDUCABILE
di Stefano Massini
conOttavia Piccolo
musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
regia Silvano Piccardi
Ottavia Piccolo ripropone sul piccolo palco del Teatro Gerolamo un suo spettacolo storico dedicato ad Anna Politkovskaja, morta proprio il 7 ottobre di 17 anni fa. Ad accompagnarla in scena è l’arpista Floraleda Sacchi.
Scritto da Stefano Massini e diretto da Silvano Piccardi, è l’adattamento in forma teatrale di brani autobiografici e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista trovata morta il 7 ottobre 2006 nell’androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. Un piccolo grande “caso” della scena teatrale italiana, programmato capillarmente sul territorio stagione dopo stagione, in cui Ottavia Piccolo dà voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di un’attrice che in quei valori si identifica fino in fondo. Per il pubblico un’emozione violenta che non manca mai di rinnovarsi.
“La mia idea era trasformare drammaturgicamente quei materiali lavorando sullo scatto d’istantanea, ovvero sulla sequenza immediata, sul flash che coglie un dettaglio e dalla somma di dettagli ricava l’insieme. Non ho voluto raccontare la “storia di Anna”, non mi interessava. E neppure mi interessava farla raccontare ad altri personaggi eventuali. Il mio unico obiettivo era restituire dignità teatrale ad una sensazione che mi aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: la loro feroce immediatezza. La loro portata fotografica. Ho tentato così di costruire un album di immagini, una carrellata di esperienze, in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d’animo. Ne è nato un collage di quasi venti quadri. Ogni volta che il quadro inizia il pubblico non sa niente: viene brutalmente scaraventato dalle parole in un contesto che non conosce e che sta a lui ricostruire dai particolari. È come se per venti volte gli occhi si riaprissero e si richiudessero su temi e luoghi diversi, sempre da intuire. Direi che non si tratta di un testo “su Anna Politkovskaja” bensì un viaggio “negli occhi di Anna Politkovskaja”. (Stefano Massini)
Mettere in scena uno sguardo
Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia.
L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione.
Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan). Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo – il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto.
Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che
ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”.
La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e
professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea.
Nel memorandum “Il sangue e la neve”, l’interprete femminile che raccoglie il testimone caduto
dalle mani della Politkovskaja nel momento della sua eliminazione (in una ideale staffetta in cui
l’attrice non si sostituisce alla persona, facendone un personaggio “teatrale”, ma semplicemente ne prolunga fino a noi la forza e il valore), sottolinea che Anna si riteneva, ed era, una “giornalista”. Un ruolo sempre più scomodo nella “società della comunicazione” e del controllo mediatico delle coscienze: in questa “civiltà”, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica.
Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il
“personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feullieton politico.
Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-
retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a
vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende. Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo.
Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento
dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa volta volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno
sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, una momento di pace… ), veniva quindi ricreato
dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista.
Su questo argomento, con l’interpretazione di Ottavia Piccolo, curai la messinscena di “Buenos Aires non finisce mai”, di Vito Biolchini e Elio Arthemalle. Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia. (Silvano Piccardi)
durata spettacolo: 70 minuti senza intervallo
ORARI: feriali ore 20 – domenica ore 16
PREZZI: da 10 a 30 €
INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI uffici: 02.36590120 / 122 | biglietteria 02 45388221 biglietteria@teatrogerolamo.it – info@teatrogerolamo.it – www.teatrogerolamo.it
TEATRO GEROLAMO Piazza Cesare Beccaria 8 – 20122 Milano
