“Festen. Il gioco della verità” al Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare – Recensione

RECENSIONE:

Una storia che racconta avvenimenti turpi dalle fosche tinte ammantati da una coltre di atteggiamenti gioiosi fatti di risate e canti. È quella raccontata da “Festen. Il gioco della verità”, prima rappresentazione italiana del testo di David Eldridge, un adattamento teatrale del film omonimo diretto dal danese Thomas Vinterberg, creatore del manifesto Dogma 95. A portarlo in scena Marco Lorenzi nella traduzione italiana da lui stesso realizzata insieme a Lorenzo De Iacovo. Al centro della vicenda è una ricca famiglia borghese che si riunisce per celebrare il sessantesimo compleanno del patriarca, Helge Klingenfeld (Danilo Nigrelli). Attorno al festeggiato la moglie (Irene Ivaldi) e i figli Christian (Elio D’Alessandro) e Helène (Barbara Mazzi) ai quali si aggiungerà Michael (Raffaele Musella) con sua moglie incinta (Carolina Leporatti). Tutto appare essere preparato in ogni dettaglio per la migliore riuscita della cerimonia ma una forma di inquietudine serpeggia nell’aria nonostante i primi allegri festeggiamenti: Christian che assume un’espressione torva mentre si aggira con il bicchiere in mano pronto a fare un brindisi in onore del padre, Michael la cui presenza viene inizialmente accolta male perché non era stato invitato a causa del suo passato collerico, Helène che sollecita per telefono l’arrivo del suo fidanzato al quale però si rivolge usando l’articolo al femminile. E sarà proprio Christian a smuovere le acque apparentemente tranquille rivelando proprio nel momento del brindisi la terribile verità che riguarda lui e Linda, sua sorella gemella morta suicida da poco, entrambi vittime durante l’infanzia di violenza sessuale perpetrata dal padre pedofilo. I presenti, dopo un primo momento di indignazione, si tranquillizzano grazie alle parole della madre che descrive Christian come persona che fin da piccolo ha dimostrato di essere eccessivamente fantasioso e dedito a invenzioni di episodi morbosi quanto improbabili. I presenti crederanno alle parole di Christian o a quelle più rassicuranti della madre? in un succedersi di eventi non si cercherà di scoprire quale sia la versione più verosimile ma quella più conveniente per non turbare le coscienze.

Su una buia scena vuota occupata da tre microfoni in primo piano arrivano i nove attori uno dei quali reca con sé due fascicoli, uno giallo l’altro verde, contenenti due copioni diversi e chiede al pubblico di scegliere per alzata di mano quale vuole vedere rappresentato. Prevale il giallo. Viene quindi recitata la prima parte della fiaba di “Hänsel e Gretel” e già questo fa da inquietante introduzione alla storia che sarà messa in scena. Perché, si sa, le favole non raccontano cose allegre, appartengono al genere più drammatico della letteratura. Dal pavimento del proscenio viene innalzato fino al soffitto un telo sottile trasparente dietro il quale si svolgono le varie fasi dell’azione che vede coinvolti gli attori. A riprenderli c’è una videocamera su un cavalletto mobile utilizzata di volta in volta dagli stessi attori. E qui le battute degli interpreti sono amplificate, i loro atteggiamenti ingigantiti, le espressioni dei volti evidenziate al meglio. Il telo assume la funzione cinema specialmente grazie ai primi piani. Eppure questa soluzione non è solo di carattere formale perché travalica la scelta mediatica e si spinge a fondo nel tema affrontato nella pièce: il porre in evidenza i primi piani fa apparire più piccole e lontane le scene intere recitate oltre il telo, ne diminuisce la visibilità o la toglie del tutto quasi a nascondere simbolicamente il marcio che vi avviene.

Mentre il film di Vinterberg ha un tratto teatrale (del resto il manifesto del Dogma 95 si richiama alle tre regole della poetica di Aristotele), la messa in scena di Marco Lorenzi è più dinamica in quanto, utilizzando gli strumenti della settima arte in uno spettacolo teatrale, fornisce all’operazione una doppia lettura fruibile in contemporanea.

Un testo teatrale, all’inizio apparente commedia, che vira poi verso la tragedia man mano che prosegue nelle rivelazioni sempre più disturbanti in un crescendo drammatico. Un “hypocrisy fair” che non concede tregua a chi vi assiste. E anche alla fine, quando tutti i personaggi, persino la moglie ignava, in un rigurgito di consapevolezza sembrano smarcarsi dalla figura di Helge Klingenfeld, inculca il dubbio che l’opportunismo prevarrà su tutto.

Spettacolo di enorme pregio sia per quanto riguarda la resa attoriale di tutti gli elementi della Compagnia sia per quanto concerne il lavoro della regia inerente alla direzione della parte recitativa e a quella di natura tecnica ricca di inventiva (quest’ultima fondamentale). Significativa anche la cura dei vari dettagli come le luci di Eleonora Diana e Giorgio Tedesco e le musiche scelte da Bruno De Franceschi, alcune citate con intento grottesco come “Mamma” o “Bambina innamorata”.

Vista l’ultima replica il giorno 1° luglio 2023 al Teatro Elfo Puccini, nella Sala Shakespeare gremita da un pubblico che si è mostrato entusiasta applaudendo a lungo.

(Carlo Tomeo)

FestenIl gioco della verità

di Thomas Vinterberg, Mogens Rukov e Bo Hr. Hansen

adattamento per il teatro di David Eldridge

prima produzione Marla Rubin Productions Ltd, a Londra per gentile concessione di NordiskaApS, Copenhagen

versione italiana e adattamento Lorenzo De Iacovo, Marco Lorenzi

regia Marco Lorenzi

con Danilo Nigrelli, Irene Ivaldi e (in ordine alfabetico) Yuri D’Agostino, Elio D’Alessandro, Roberta Lanave, Carolina Leporatti, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Tronca

assistente alla regia Noemi Grasso

dramaturg Anne Hirth, visual concept e video Eleonora Diana, costumi Alessio Rosati

sound designer Giorgio Tedesco, luci Link-Boy (Eleonora Diana & Giorgio Tedesco)

consulente musicale e vocal coach Bruno De Franceschi

foto di scena Giuseppe Distefano

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

in collaborazione con Il Mulino di Amleto

Categorie RECENSIONI, Senza categoria

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