“One Song, Histoire(s) du Théatre IV” al Piccolo Teatro Strehler – Recensione

RECENSIONE:

“One voice” è il quarto di una serie di quattro spettacoli nati su commissione di Milo Rau, direttore artistico del Nederlands Toneel di Gand, rivolti ad artisti e aventi per tema la loro storia teatrale. I primi tre sono stati realizzati dallo stesso Milo Rao, dal coreografo congolese Faustyn Linyekula e dalla scrittrice e regista spagnola Angélica Liddell. A ciascuno dei quattro artisti è stata data libertà sulle modalità di rappresentazione del proprio spettacolo. Miet Warlop ha scelto di portare in scena una performance dove gli artisti sul palcoscenico, attraverso la voce e utilizzando strumenti ginnici e musicali, si esibiscono in uno sforzo fisico sempre più accentuato per richiamare, e cercare di attutire, un dolore psicologico. Il tema, infatti, è quello della sofferenza vista attraverso un lasso di tempo, passato-presente-futuro, rivissuto in un unico momento e resa visibile attraverso le diverse fasi dell’azione globale. Sul palcoscenico, rappresentante un’arena dove sono posti strumenti ginnici, agiscono quattro atleti-musicisti e un cantante, sul fondale una gradinata occupata da un gruppo di fan e da una commentatrice al megafono.

La performance, che inizia in sordina seguendo i battiti di un metronomo, aumenta di velocità con lo scorrere del tempo fino allo sfinimento fisico dei musicisti-atleti che la interpretano, ed è un concerto dal vivo avente le insolite caratteristiche di un match sportivo, eseguito da una violinista in equilibrio su una trave, un cantante su un tapis roulant, un contrabbassista che suona il suo strumento restando supino sul pavimento, un percussionista che si barcamena tra due batterie, un tastierista che saltella per raggiungere i tasti posti in alto a una spalliera. A incitarli perché aumentino gli sforzi è il gruppo di fan seduti sulla gradinata e guidati dalla donna al megafono, mentre una cheerleader, interpretata da un uomo en travesti, incurante di ciò che le accade intorno e non considerata dal gruppo, esegue coreografie e innalza muri con mattoni bianchi riportanti la scritta “if you do why will never ok be” dove l’aggiunta finale di un punto interrogativo potrebbe dare una spiegazione più profonda all’esibizione. In ciascuno dei cinque interpreti, a seconda di come è posizionato e per come agisce sul proprio strumento, è ravvisabile un significato simbolico sulla sua indole e sulla parte emozionale di sé: la violinista che, una volta salita sulla trave, assume via via, e volutamente, posizioni sempre più instabili, dimostra la sua determinazione; il contrabbassista steso sul pavimento mentre suona il contrabbasso che lo sovrasta rivela la propria capacità di resistere a una minaccia di soffocamento; il percussionista che si destreggia velocemente e con forza tra due batterie mostra la sua abilità nell’affrontare le difficoltà della vita; il tastierista, davanti al problema da superare per raggiungere il suo strumento, denuncia una forte determinazione all’azione; il cantante che ripete la canzone è introiettato in se stesso e sembra incurante di ciò che gli accade intorno. La canzone del titolo è quella eseguita dal gruppo e viene ripetuta più volte e con sempre maggiore ritmo e intensità. Dopo la fase musicale, la più lunga, e che vuole essere una metafora di un passato che oggi sembra essere trascorso troppo velocemente, arriva un momento di lentezza, il metronomo cessa di battere, arriva il presente, dove bisogna riorganizzare la vita facendo tesoro delle esperienze vissute. È un momento di presa di coscienza e di raccoglimento che non è solo mentale ma anche, e ancora un volta, fisico. Si abbandonano gli strumenti musicali mentre dall’alto scorrono rivoli d’acqua che viene faticosamente asciugata con stracci strizzati poi in secchi di plastica. Ma poi tutto riprende, fino a un finale corale e liberatorio, che vuole guardare con speranza verso il futuro.

Il testo della canzone “One Song”, scritto dalla stessa Miet Wharlop su musica di Maarten Van Cauwenberghe, è il vero protagonista della performance la cui parte formale, spettacolare e volutamente ironica, ne è la rappresentazione. Parla del dolore visto come un masso nella testa che cerca di trovare una strada per uscire ma non la trova, “Si spezza, si rompe, esplode, si piega, si propaga” ma non se ne va. E l’autrice incita: “Corri per metterti in salvo/Finché non creperai/Finché non creperò/Finché non creperemo insieme”. Lo spettacolo ha incontrato grande successo al Festival di Avignone 2022 e il pubblico del Teatro Strehler che ha assistito alla prima nazionale del giorno 7 giugno lo ha accolto con calorosi applausi.

Visto il giorno 7 giugno 2023

(Carlo Tomeo)

(Video del Théâtre du Rond-Point)

Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)

7 e 8 giugno 2023

ONE SONG – HISTOIRE(S) DU THÉÂTRE IV

PRIMA NAZIONALE

concept, regia e scenografia Miet Warlop

con Simon Beeckaert, Elisabeth Klinck, Willem Lenaerts, Milan Schudel, Melvin Slabbinck,

Joppe Tanghe, Karin Tanghe, Wietse Tanghe

e con Imran Alam, Stanislas Bruynseels, Judith Engelen, Flora Van Canneyt

musica Maarten Van Cauwenberghe

testo della canzone Miet Warlop con la consulenza artistica di Jeroen Olyslaegers

drammaturgia Giacomo Bisordi

costumi Carol Piron & Filles à Papa

suono Bart Van Hoydonck

luci Dennis Diels

produzione NTGent, Miet Warlop / Irene Wool vzw

coproduzione Festival d’Avignon, DE SINGEL (Anversa), Tandem Scène Nationale (Arras-Douai), Théâtre Dijon Bourgogne – Centre dramatique national (Dijon), HAU Hebbel am Ufer (Berlino),

La Comédie de Valence – Centre dramatique national Drôme – Ardèche (Valenza),

Teatre Lliure (Barcellona)

con il supporto di Governo delle Fiandre, Città di Ghent, Tax Shelter del governo federale del Belgio

con l’aiuto di Frans Brood Productions

Categorie RECENSIONI

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