“Peng” al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare – Recensione

RECENSIONE:

Una commedia che non è drammatica. Di più: è comicamente sconvolgente. Può piacere anche ma non senza provocare un disagio collocabile in un punto imprecisato dell’animo tanto da necessitare di tempo per essere elaborato. Assurdo e grottesco sono termini identificativi, ma non esaustivi, per definire appieno la pièce. Scritta dal drammaturgo tedesco Marius Von Mayenburg nel 2017, proprio nello stesso anno dell’elezione di Donald Trump, e questo non è casuale, descrive i mali di una società allo sfascio, la nostra, dove i valori tradizionali sono calpestati e coperti da sterco, lo stesso che viene portato sulle tavole del palcoscenico. Ne è protagonista Ralph Peng che si fa conoscere prima ancora di nascere, mentre è ancora avvolto nel liquido amniotico, attraverso il suo soliloquio tutt’altro che denso di buoni propositi. Aspetta con ansia di vedere la luce, riesce ad ascoltare con disgusto gli sdolcinati dialoghi dei suoi genitori e in questo modo conosce già il nome che gli verrà imposto. Intanto per farsi spazio non esita a soffocare la sorella gemella che divide con lui il grembo materno. Viene al mondo in un bagno di sangue con i denti già formati, in grado di muoversi autonomamente e accolto subito con amore dai genitori mentre l’ostetrica che ha prestato assistenza al parto appare impaurita e prevede un triste futuro. Nel crescere, già al quarto anno d’età dimostra meglio la sua cattiveria volta a soddisfare i bisogni suggeriti dal proprio ego, in contrasto con quanto desiderano i genitori che comunque non solo non osano contraddirlo ma si mostrano orgogliosi della sua precocità tanto da accettare di partecipare con il loro vivere quotidiano a un reality show. A riprendere le loro azioni un conduttore dirige un cineoperatore scegliendo le inquadrature e suggerendo i dialoghi più adatti a destare sensazioni nei telespettatori. Ma presto a condurre il gioco è Ralph che sa come fare a prendere il sopravvento su tutti, tanto che anche il conduttore, impaurito dalle minacce, dovrà sottostare ai suoi voleri. Si assisterà così a una serie di azioni convulse dove accadranno gli atti più esecrabili e il reality lascia il posto a un talent show musicale che vede in gara la signora Peng e la vicina di casa che era stata precedentemente occultata in cantina perché si nascondesse dagli atti violenti del marito.

Movimenti convulsi dei personaggi che percorrono il palcoscenico in lungo e in largo a ritmo frenetico, con il conduttore che si muove anche in platea, ciascuno sbraitando le proprie ragioni e tutti vittime di Ralph Peng che impone la propria volontà ammantandola di giustificazioni risibili. È un mostro ma, nello stesso tempo, paradossalmente, è coerente con la sua naturale cattiveria e non si nasconde dietro i pelosi conformismi dei suoi genitori interpretanti persone perbene che seguono la moda cibandosi di cibi biologici, sono contro la violenza, al momento dell’attesa del figlio si dichiarano “incinti” per un discorso di parità di sesso, con lei che abbraccia la difesa della donna contro il patriarcato più per convenzione che per autentico sentire. Il tutto in una lingua volutamente scurrile (in televisione ci sarebbe un proliferare di “bip”). L’unico personaggio positivo è l’ostetrica quando, rivolgendosi al pubblico, pronuncia in difesa della donna una filippica emotivamente coinvolgente contro gli uomini.

Il regista Giacomo Bisordi, che proprio in questi giorni è presente in qualità di drammaturg al Teatro Strehler per lo spettacolo “One Song – Histoire(s) du Théatre IV” di Miet Warlop, ha adattato sapientemente alla realtà del nostro Paese il testo originale della commedia, tradotto da Clelia Notarbartolo, inserendo citazioni ad altre realtà teatrali (come quella riferita al “Giulio Cesare” di Romeo Castellucci) o a situazioni legislative senza per questo palesare nomi e circostanze politiche (Ralph Peng, per giustificare i femminicidi non esita a dichiarare che lo stupro è diventato legale nel 1996 con la legge 66). Non mancano peraltro diversi simboli assunti in distorsione del loro reale significato (le scarpette rosse, come imposizione al rifiuto di riconoscimento della violenza sulle donne, sono fatte indossare malagevolmente alla vicina di casa per la gara di canto; lo sterco che viene sparso sulla scena dove si svolgono le riprese del reality è un giudizio su quel tipo di trasmissioni televisive; gli interventi video dell’ironica Manuela Kustermann, che interpreta se stessa mentre pubblicizza le armi, sono una macabra ironia sul via libera agli armamenti). La messa in scena di Danilo Rosati si avvale di due piccoli schermi dove in uno è proiettato ciò che viene ripreso dall’operatore, e a volte anche quello che appare nello smart di Ralph Peng, mentre l’altro è destinato agli short pubblicitari che, come accade nei reality, si frappongono tra una ripresa e l’altra. Sul palcoscenico mobili spostati a vista dagli attori.

Il cast è molto affiatato e il bravissimo Fausto Cabra nei panni di Ralph Peng è, come del resto richiede il ruolo, il protagonista indiscusso della pièce sia nella recitazione che nella movimentazione del corpo e rende con grande credibilità e indiscussa presenza scenica il personaggio di un bambino capriccioso all’inizio e poi, fattosi uomo, prepotente e assetato di potere. I genitori sono interpretati da Aldo Ottobrino e Sara Borsarelli, il primo sa incarnare il ruolo di un padre e marito affettuoso e fedele ma che nasconde un’insospettata libido nei confronti di un’altra donna e che cerca a stento di trattenere; la seconda è una madre all’apparenza sicura di sé, un po’ svampita in alcune occasioni, ma che alla fine non sa trattenere un bisogno nascosto di affermazione. Anna Chiara Colombo sostiene tre ruoli importanti quello di una babysitter tormentata sia dal figlio che dal padre e sa barcamenarsi tra i due, quello della vicina di casa e quello dell’ostetrica: tre personaggi diversi caratterialmente, tutti risolti brillantemente. Francesco Giordano è il vicino di casa, l’infermiera che assiste al parto, l’insegnante di violino e il bambino rivale di Ralph: quattro brave prestazioni, specialmente quella del vicino. Il conduttore del reality e il giornalista sono interpretati dall’incisivo Francesco Sferrazza Papa.

Ieri sera nell’uscire dalla sala ho pensato che quello a cui avevo assistito rappresenta la realtà con la quale abbiamo a che fare tutti i giorni, non ne siamo semplicemente sommersi ma ne facciamo parte più o meno tutti in maniera e con modalità diverse. Triste considerazione.

Repliche fino a venerdì 9 giugno.

Visto il giorno 5 giugno 2023

(Carlo Tomeo)

Peng

di Marius Von Mayenburg

traduzione Clelia Notarbartolo

regia Giacomo Bisordi

con Fausto Cabra, Aldo Ottobrino, Sara Borsarelli, Francesco Sferrazza Papa, Anna C. Colombo, Francesco Giordano

e con la partecipazione di Manuela Kustermann

scene e disegno luci Marco Giusti, scenografa collaboratrice Alessandra Solimene

video Paride Donatelli, suono Dario Felli

realizzazione scene Danilo Rosati, costumi Francesco Esposito

aiuto regia Paolo Costantini, assistente alla regia volontario Luca Nencetti

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

con il contributo di NUOVOIMAIE

5 > 9 giugno | Sala Shakespeare (ore 20.30)

TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, MilanoOrari: lun/ven. ore 20.30– Durata: 1 ore 30– Prezzi: intero € 34 / Ridotti <25 anni >65 anni € 18 / online da € 16,50 – Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

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