“Il seme della violenza The Laramie Project” al Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare – Recensione

RECENSIONE:

Ritorna in scena al Teatro Elfo Puccini, che lo ha prodotto, e dopo due anni e mezzo dalla sua prima rappresentazione, la versione italiana di “The Laramie Project” che assume il titolo italiano di “Il seme della violenza” prendendo spunto da una frase che viene pronunciata da un personaggio durante lo spettacolo, Padre Roger Schmit, e che ne fa risalire l’origine e il significato agli atti di violenza che si compiono nei confronti delle persone ritenute “diverse” da una società reazionaria e bigotta. Il testo racconta di un avvenimento accaduto nel 1998 a Laramie, una cittadina del Wyoming, dove avvenne l’omicidio di uno studente ventunenne gay, Matthew Shepard, a opera di due coetanei omofobi. L’omicidio interessò esponenti della stampa e dei media che si recarono a Laramie per intervistare gli abitanti e raccoglierne testimonianze e impressioni. Lo stesso fece Moisés Kaufman, fondatore del Tectonic Theater Project, che sul materiale raccolto scrisse due anni dopo un testo teatrale che fu portato in scena da parte del Teatro Elfo Puccini nel luglio 2020 nella traduzione italiana di Emanuele Aldrovandi. L’azione si svolge in uno spazio vuoto che simula una palestra e che è occupato ai lati da panche di due file a scalare dove seggono gli otto attori protagonisti che di volta in volta sono chiamati a interpretare più di cinquanta personaggi: sono gli abitanti della cittadina dove è stato perpetrato il delitto e anche gli intervistatori delle varie televisioni accorsi con microfoni e telecamere. Sul fondale, in alto, riprese televisive di repertorio ma anche, in alcuni casi, immagini delle persone che vengono intervistate. E sulle tavole del palcoscenico tutti gli attori, nel far rivivere i personaggi più rappresentativi della vicenda, mostrano uno spaccato della provincia americana legata a schemi retrivi e oscurantisti. Il tema è l’omosessualità e, in generale, l’identità di genere: da una parte ci sono quelli che, temendo di essere giudicati troppo passatisti, si dichiarano di mentalità aperta “purché non vengano coinvolti in prima persona”, dall’altra quelli che si mostrano decisamente omofobi tra i quali spicca in prima linea il Reverendo Fred Phelps. L’avvicendarsi degli attori nell’assumere le vesti dei vari personaggi al centro della scena è frenetica, una parrucca, un copriabito, un cappello ne trasformano i ruoli e le frasi pronunciate evidenziano i diversi orientamenti di pensiero. Il momento più toccante dello spettacolo è quello in cui il padre di Matthew Shepard si deve pronunciare in merito alla punizione da infliggere agli assassini del figlio e qui egli non sceglierà la pena capitale ma l’ergastolo in quanto da una parte non vuole coltivare un odio, perché “odio semina odio”, ma neanche cedere alla compassione che rischia di portare all’oblio ciò che deve essere invece ricordato come atto di prevaricazione e di violenza che non deve esistere.

Sono due le componenti che rendono prezioso questo spettacolo. Il primo è squisitamente di natura formale costituito dal suggestivo effetto visivo in ogni suo aspetto e dalla ragguardevole prestazione di tutti gli elementi della Compagnia diretta da Ferdinando Bruni e da Francesco Fronda i quali hanno ideato molteplici momenti inconsueti che impreziosiscono la messa in scena. Il secondo mette in evidenza il valore sociale affrontato dal teatro di denuncia nel trattare, in questo caso, le tematiche LGBTQ+ e argomenti come la violenza e la sopraffazione che mai come nel nostro secolo e nella seconda metà del secolo scorso sono state affrontate e che meritano di continuare a essere poste in pima linea.

Commozione da parte di un attento e commosso pubblico che ha letteralmente gremito la grande sala Shakespeare del Teatro. Repliche fino al giorno 5 febbraio. Se ne consiglia la visione.

Visto il giorno 21 gennaio 2023

(Carlo Tomeo)

17 gennaio>5 febbraio | sala Shakespeare

Il seme della violenza The Laramie project

di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project

regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

traduzione Emanuele Aldrovandi

con Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Marcela Serli, Nicola Stravalaci, Umberto Terruso, Francesca Turrini

luci Michele Ceglia, suono Giuseppe Marzoli

produzione Teatro dell’Elfo, Fondazione Campania dei Festivalin collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto – si ringrazia la Fondazione Matthew Shepard

In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di CAA Creative Artists Agency 

17 gennaio>5 febbraio | sala Shakespeare

TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano – Mart/sab. ore 20.30; dom. ore 16.00 Prezzi: intero € 34 / <25 anni >65 anni € 18 / online da € 16,50 – Durata: 2 ore + intervallo – Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

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