“Persone naturali e strafottenti” al Teatro/Cinema Martinitt – Recensione

PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI di Giuseppe Patroni Griffi,

diretto da Giancarlo Nicoletti. 

Con Marisa Laurito, Giancarlo Nicoletti, Giovanni Anzaldo e Livio Beshir.

Produzione Altra Scena.

Aiuto regia: Giuditta Vasile

Costumi: Giulia Pagliarulo

Disegno luci: Daniele Manenti

Direttore di Scena: Claudia Tagliaferro

RECENSIONE:

“Persone naturali e strafottenti” debuttò l’11 gennaio 1974 al Teatro delle Arti di Roma destando scandalo e critiche controverse sia da parte del pubblico che della stampa. La vicenda si svolge tutta in una notte di Capodanno a Napoli e vede in scena quattro personaggi che, per motivi diversi, vivono un’esistenza da disperati: c’è Violante, una ex cameriera che da giovane serviva in un bordello e che adesso affitta le camere senza averne la licenza (Marisa Laurito). Un travestito che occupa una di queste stanze e le subaffitta a persone che hanno bisogno di consumare rapporti sessuali e che si fa chiamare Mariacallàs, con l’accento sull’ultima “a”, come da inflessione tipica del dialetto napoletano (Giancarlo Nicoletti). Fred, uno studente omosessuale (Giovanni Anzaldo) e Byron un ragazzo di colore che si dice poeta ed è arrabbiato con il mondo intero perché si sente emarginato a causa delle manifestazioni di razzismo di cui rimane vittima per il colore della sua pelle (Livio Beshir). I due giovani, all’insaputa di Violante, sono convenuti nella stanza subaffittata da Mariacallàs per un amplesso. Quello che avviene nella stanza è uno scontro fra le quattro persone, ciascuna delle quali enumera con rabbia le proprie frustrazioni, risultanze di un fallimento di una buona parte di vita delle persone più anziane e quelle dei due più giovani che, nonostante la giovane età, non vedono davanti a loro un futuro roseo. Tutti e quattro sono convinti di essere vittime di una società matrigna che li ha resi emarginati, per un motivo o per l’altro. La Napoli che è la città dove vivono non è quella che si ammira nelle cartoline, bensì è quella dei “vasci” dove si soffoca e non solo quando arriva il caldo estivo. Violante, in un moto di furore verso Byron grida che la sua vita è sempre stata nera come la di lui pelle. Mariacallàs si atteggia a gran signora e ricorda i tempi belli in cui era l’amante di un armatore (e per questo le sue “colleghe” di vita le affibbiarono quel nome). Ora, però, dopo la morte del ricco armatore, vive di espedienti e non è più una travestita “altolocata” anche se non sa rinunciare a mostrarsi una gran dama. E così per i due atti della commedia si susseguono dialoghi e monologhi crudeli, rabbiosi e cinici in cui ogni personaggio, a mano a mano che si svolge il filo della vicenda, crea un clima sempre più drammatico. Anche la scelta di una canzone come “Dove sta Zazà”, diffusa con la voce di Gabriella Ferri, non è casuale in quanto ha un suo significato che la tradizione ha modificato: in realtà la canzone, all’origine, era triste perché racconta la storia del protagonista, il povero Isaia, che, durante la Festa di San Gennaro, perse la sua Zazà e, con disperazione, chiedeva alla gente di aiutarlo a trovare la donna. Non mancano, tuttavia, i momenti comici, dovuti in particolare alle parolacce spesso in stretto dialetto napoletano, alle battute sopra le righe, specialmente quelle di Mariacallàs, ai doppi sensi e la commedia da tragica assume spesso contorni grotteschi e surreali. L’attore, nonché regista, Giancarlo Nicoletti interpreta Mariacallàs come una “gran dama” che non riconosce di essere decaduta dall’antico splendore e ricorda un altro personaggio di Patroni Griffi, il ricco travestito del romanzo “Scende giù per Toledo”, scritto nel 1975. In questo modo non scade nel ruolo stereotipato dell’uomo “en travesti” sopra le righe cui spesso capita di assistere. Ma anche gli altri attori non sono da meno: la loro credibilità è fuori discussione, del resto il titolo stesso della commedia li connota: persone naturali e in questa naturalezza sta la loro vera essenza. E la loro strafottenza non può che derivare dalla triste condizione in cui sono costretti a vivere, anche se Violante, almeno in due occasioni si mostra tutt’altro che strafottente. Anche lo stesso Fred si sente vittima della società perbenista a causa della sua omosessualità. Del resto bisogna tener conto che la commedia è ambientata nel lontano 1974 e in quarantotto anni molte cose sono cambiate nella mentalità sociale. Marisa Laurito, dalla quale ci si aspettava un’ottima resa, non ha deluso, tutt’altro, anzi: essa è riuscita a rendere perfetto il personaggio che è stata chiamata a sostenere, conferendogli un’anima da verace napoletana e non fa rimpiangere le attrici che hanno interpretato quello stesso ruolo prima di lei. Anche gli altri due comprimari, Giovanni Anzaldo e Livio Beshir, sono apparsi più che convincenti nei loro ruoli. Dall’anno della prima rappresentazione assoluta, la commedia è stata messa in scena più volte, in diverse annate e con diversi attori. Ogni tanto ritorna nei cartelloni dei maggiori teatri e questo è il segno che il passare degli anni non ha scalpito l’attualità delle sue tematiche principali.

Lo spettacolo, del quale ho visto la “prima” è stato apprezzato dal pubblico specialmente alle battute più surreali nella loro comicità. Un bell’applauso a scena aperta è andato a un monologo iniziale di Maurisa Laurito. Per chi desidera vederlo (cosa che consiglio) suggerisco di prenotare perché la commedia sarà in scena soltanto fino a Domenica 6 marzo. (v. info in fondo al presente articolo).

Visto il giorno 1° Marzo 2022

(Carlo Tomeo: diritti riservati)

TEATRO/CINEMA MARTINITT (DAL 1° al 6 MARZO 2022)

Via Pitteri 58, Milano

Telefono: 02 36580010

info@teatromartinitt.itwww.teatromartinitt.it.

Orari biglietteria: lunedì-sabato 10.30-21, domenica 14/21.

Costi: 26 euro intero (over 65, 18 euro; under 26, 16 euro).

Abbonamenti a partire da 70 euro.

Parcheggio interno gratuito.

Categorie RECENSIONI

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