Il nuovo corso del Teatro Carcano

(Serena Sinigaglia, Carlo Gavaudan, Lella Costa, Mariangela Pitturru – ph. Angelo Redaelli)

Il nuovo corso del Teatro Carcano

Sarà il gruppo Sosia & Pistoia a gestire il nuovo corso del Teatro Carcano. E saranno due donne, imprescindibili punti di riferimento della vita culturale milanese come Lella Costa e Serena Sinigaglia , ad assumere il ruolo di direttrici artistiche. Il Carcano, il teatro più antico della città dopo il Teatro alla Scala, volta pagina e lo fa all’indomani di una pandemia che ha fortemente penalizzato lo spettacolo dal vivo e i suoi lavoratori, rilanciando con convinzione il lavoro della scena, ponendosi in ascolto delle esigenze della comunità, rivendicando il ruolo centrale delle donne, puntando sulla necessità della condivisione sociale, immaginando una programmazione capace di coinvolgere nuovi pubblici e di formulare pensieri altri. Un programma ambizioso ma necessario, che sulla qualità delle proposte e lo sguardo allargato avrà i suoi punti di forza. Il gruppo Sosia & Pistoia, composto dai soci Carlo Gavaudan (presidente) e Luisa Pistoia , ha saputo nei suoi 35 anni di vita radicarsi nel teatro, nel cinema, nella tv, nella pubblicità, nell’editoria e negli eventi: una struttura ramificata, con sede a Roma e Bologna, che affonda i propri interessi in tutti i settori dello spettacolo, della cultura e dell’informazione, raggruppati sotto un solo marchio. Del gruppo fa parte Mismaonda, società di gestione e produzione di progetti live, diretta da Mariangela Pitturru (prima per dodici anni alla direzione del Teatro delle Celebrazioni di Bologna) che completa la triade della direzione artistica col compito di sintetizzare le visioni artistiche e progettuali traducendole all’interno della programmazione. Assumere la gestione di uno spazio così significativo è stato per Gavaudan, socio della precedente gestione già da quattro anni, prima di tutto un atto d’amore per il teatro: Sosia&Pistoia è un’agenzia di management di artisti impegnati in vari ambiti che oggi trova nel Teatro Carcano una casa all’interno della quale attivare confronti, sperimentare, percorrere contaminazioni e commistioni. Rigorosamente dal vivo, che è il modo in cui ci si conosce davvero. Per poi proseguire eventualmente declinando e rilanciando su altre piattaforme. Il progetto del rinnovamento del Teatro Carcano vede al centro Milano. Quindi è stato naturale per S&P rivolgersi a due artiste residenti che qui (e da qui) hanno saputo imprimere un segno così netto e incisivo nella politica culturale. Da un lato, le istanze di aggregazione e finalità sociali sviluppate con ATIR da Serena Sinigaglia, la sua visione di un teatro salvifico che, partendo dalla periferia, dal cuore della piazza/agorà dove voci, pensieri, proposte, rivendicazioni si incrociano, confluisce verso un centro ripensato come comunità che ha bisogno di ritrovarsi unita. Dall’altro, il percorso di Lella Costa che ha toccato trasversalmente tutti i teatri di Milano e che definire solo attrice e autrice è riduttivo. Piuttosto, una donna di pensiero e cultura sempre in prima linea, appassionata e consapevole, che si tratti di affrontare questioni femminili oppure sociali e politiche in senso lato; un punto di riferimento la cui opinione non manca mai di essere sollecitata e tenuta in grande considerazione. Una coppia di valorose che si conosce e si stima da anni e che recentemente ha trovato terreno comune nello spettacolo Se non posso ballare non è la mia rivoluzione… , ispirato appunto al Catalogo delle donne valorose di Serena Dandini, interrotto dalla pandemia e ora in scena nella prossima stagione del Carcano. Uno spettacolo in cui Lella dà voce a 100 donne in 100 minuti. Un progetto nato sotto l’egida di Mismaonda/Sosia & Pistoia. Ed ecco che il quadro si fa più chiaro, la comunanza d’intenti si palesa: il percorso che vede insieme Carlo Gavaudan e Luisa Pistoia, Mariangela Pitturru, Lella Costa e Serena Sinigaglia è iniziato da tempo. D’ora in poi si chiama Teatro Carcano. Teatro Carcano | Corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano.​

(Lella Costa e Serena Sinigaglia – ph. Angelo Redaelli)

“Finché, caduti in preda di necessità, non potendone più, si son dati al teatro…” Non ho mai capito se, quando Corneille l’ha scritta, questa geniale battuta dell’ Illusion comique fosse o meno ironica: di sicuro lo è diventata oggi, dopo quattro secoli e una quantità incalcolabile di autori, generi, sipari, linguaggi, cantinelle, interpreti, registi, rassegne, quinte, crisi e rinascite. E borderò. Quello che invece ho capito è che il teatro è il posto dove voglio stare, il più a lungo possibile. Possibilmente, e prevalentemente, sul palcoscenico, e di sicuro non su uno solo: ma ogni tanto ti sfiorano delle occasioni, e per coglierle bisogna innanzitutto riconoscerle. Un teatro come il Carcano ha alle spalle una storia che incute rispetto, ammirazione e anche un filo di soggezione. Negli anni recenti se ne sono occupati protagonisti eccellenti della nostra scena: a nome di tutti, e per una vicinanza tutt’altro che formale, voglio ricordare Sergio Fantoni, attore e regista di gran valore e essere umano di straordinario garbo, fascino e generosità. Alla proposta di occuparmi della direzione artistica ho a lungo esitato, nicchiato, civettato, declinato, ragionato e, alla fine, accettato. Innanzitutto per la compagnia: Serena Sinigaglia è una regista di grande talento, capace di progetti che sono sempre anche visioni, e non solo del teatro; e poi è un’amica da molti anni e molti chilometri. Mariangela Pitturru è entrata da qualche anno nella mia vita professionale e privata (ma in realtà anche con lei la conoscenza risale a molto tempo fa), e la sua passione per il teatro è pari all’energia che mette in tutto quello che fa (tanta tanta roba, fidatevi). Carlo Gavaudan ci ha messo tutta la sua accorta sapienza di imprenditore insieme a quel tocco di follia marchigiana e a un autentico e mai sopito amore per il teatro (provate a nominargli Polverigi e assisterete in diretta a una trasformazione anche fisica). E proprio partendo da lui ci è venuto istintivo autobattezzarci Charlie’s Angels. Ma poi ci siamo dette che forse assomigliamo più alle streghe di Macbeth. O, volendo, anche alle tre sorelle di Cechov. Vedremo. Vedrete. Ognuna di noi ha un ruolo e delle competenze specifiche. A me piacerebbe svolgere quello, per così dire, della padrona di casa: accogliere il pubblico e i colleghi, partecipare ai progetti e alle produzioni (ma senza avere necessariamente un ruolo in scena, anzi!), invitare ospiti speciali, raccontare, raccordare, diventare un tramite con questa nostra Milano – che come tutte le città ufficialmente va declinata al femminile, ma in dialetto in realtà sarebbe maschile, no? Quel Nost Milan che nel 1893 debuttava proprio qui al Carcano, e chissà che non riusciamo a riportarcelo. Insomma, questo teatro vuole essere una casa: noi ci crediamo, e vi aspettiamo”

(Lella Costa)

(Lella Costa e Serena Sinigaglia – ph. Angelo Redaelli)

Gentili amici, dopo quanto si è abbattuto su di noi, non si può tornare a “come era prima”. Se dalle disgrazie, di cui spesso siamo in larga parte responsabili, non impariamo il cambiamento, rischiamo davvero l’estinzione. Per quanto mi riguarda, sono giunta nel mezzo del cammin della mia vita. 25 anni di teatro, molti spettacoli di prosa e di lirica alle spalle, mille avventure e incontri. Era ora di cambiare o più precisamente di provarmi in un impegno nuovo, diverso dai consueti. La stima umana e professionale che provo per Lella, Mariangela e Carlo ha fatto il resto. Ho accettato la proposta con gratitudine, orgoglio e certo un pizzico di paura. Chi non ne avrebbe? Parliamo ora del Carcano. Le mie sono visioni e dichiarazioni di intenti che potranno prendere corpo (e di conseguenza modificarsi) solo nel corso dell’esperienza. Subentrare nella direzione artistica di un teatro storico e tanto importante come il Carcano richiede tempo e ascolto. E noi siamo solo all’inizio. Il 2022 sarà senz’altro un anno di passaggio dove prendere le misure e cominciare a scrivere una nuova storia, che poi, a dire il vero, io la penso alla maniera dei greci ovvero “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. In questa trasformazione, dunque, che è il sale della vita, c’è il senso del lavoro che mi e ci aspetta. Credo che abbiamo un compito serio, una sfida imponente, un sogno bellissimo e per questo esaltante. Il teatro è lo specchio di un’epoca, l’epoca in cui quel teatro “accade”. Così dice Amleto ai comici. Dunque è da qui che dobbiamo partire. Oggi il concetto di centro e di periferia non sono più distinguibili, le categorie hegeliane lasciano il posto a teorie diverse. Centro è ovunque pulsi la vita, non importa che tu sia a Baggio o in piazza Duomo, importa che accadano fatti di qualità umana, che si creino comunità accoglienti e pensanti, che si generi energia vitale. Corpi sani, corpi che attraverso l’incontro si rigenerano. Il paradosso che spesso riscontro è che nelle metropoli odierne il centro è molto più svuotato di vita e di identità delle periferie. Soffre di una forma tutta sua di alienazione. Un vuoto da riempire. Un teatro, oggi più che mai, non può prescindere dal lavoro sul territorio e sul suo pubblico. Il teatro è un luogo che deve diventare essenziale nella vita del quartiere e della città ben oltre l’orario di apertura serale. Lo spettacolo non è più il fatto centrale o meglio lo diventa solo a patto di essere accompagnato da tutta una serie di attività meta-teatrali quali laboratori, feste, incontri, presentazioni, dibattiti, confronti, pranzi, cene, aperitivi, merende e visioni che sappiano intersecare il rito serale con l’ordinario quotidiano. Sogno un Carcano aperto sempre, dove le persone sappiano di poter essere accolte in ogni istante della giornata, un teatro frequentato da tutti: il passante occasionale attirato da un luogo che offre asilo senza chiederti necessariamente qualcosa in cambio e il frequentatore abituale che finisce per sentire questo luogo come casa sua.

E ancora. Milano è una città che conta più di 3.000.000 di individui. Il mio interesse come direttore artistico e come regista e pure come cittadina di una città che amo e in cui vivo si rivolge a tutti coloro che non vanno normalmente a teatro. I frequentatori abituali dei teatri e di questo teatro in particolare li ritengo compagni di viaggio, oserei dire quasi colleghi che possono lavorare sul campo, accanto a noi, per estendere la consapevolezza e l’amore per l’incontro dal vivo, per il miglioramento di qualità di relazione, per ingaggiare nuovo pubblico. La logica nei confronti degli altri teatri non sarà di natura competitiva (anche se so che il sistema ci obbligherà a volte a doverla seguire). La logica sarà di natura complementare, collaborativa e assolutamente trasversale: che servizio può offrire un teatro come questo, di 1000 posti, vicino alla Statale e al Policlinico? Che cosa manca a Milano? Che cosa manca nel ricco e fertile panorama teatrale milanese? Il lavoro mio e dei miei compagni di viaggio consisterà, dunque, nell’individuare con la maggiore esattezza possibile quelle mancanze e nel tentare di colmarle. Un teatro da 1000 posti non deve essere un peso ma un’opportunità per la città e per la comunità teatrale. Come centro di produzione il Carcano dovrà stare in equilibrio tra i titoli classici e i contemporanei, scardinando la logica del nome per il nome, scardinando tutti i binomi contrapposti: commerciale-ricerca, tradizione-innovazione, popolare-radical. Si procederà per contaminazione, per mescolanza, per meticciato! Il contenuto e il percorso proposto saranno al centro della nostra attenzione. In un’ottica di trasversalità che da sempre caratterizza il mio percorso artistico. Non è il teatro di Serena Sinigaglia e Lella Costa, è il teatro di tutti coloro che parteciperanno al progetto politico e culturale proposto nel suo insieme: muovere un cortocircuito vitale e gioioso. Un teatro nazional popolare in senso gramsciano, che si rivolga alle urgenze e alle necessità del momento. Un centro di produzione capace di proteggere i propri artisti e garantire durata alle collaborazioni. Non eventi a spot ma un cammino che si sviluppa nel tempo in grado di radicare un rapporto più profondo e continuativo col proprio pubblico. E in ultimo ATIR. La mia casa senza casa, la mia famiglia artistica. Dopo 25 anni il gruppo è in grado di proseguire senza la mia presenza costante. I profili artistici, tecnici, organizzativi di cui ora è dotato possono garantire la durata del progetto, così come è stato nel corso di questi ultimi anni dove io ero quasi sempre in giro per il mondo a fare regie. Tutti siamo insostituibili, nessuno è indispensabile. E cambiare fa bene. Evita di ripiegarsi sulle stesse dinamiche, di implodere fino a scoppiare. ATIR sarà un prezioso ed importante compagno di viaggio del Carcano. Pur mantenendo la propria autonomia e la propria identità storica, avrà finalmente un tetto sotto cui ripararsi finché il Ringhiera non sarà pronto. Cosa che temo non accadrà fino al 2025. Oltre a proseguire coi laboratori e le attività di presidio in zona cinque e in Piazza Fabio Chiesa, ATIR avvierà un progetto di monitoraggio e ingaggio delle realtà presenti in questo territorio. Ne capterà i bisogni, ne ascolterà le voci.

Avvierà laboratori specifici per il pubblico “storico” del Carcano e progetti ad hoc per le scuole del quartiere. Proviamo ad immaginare: un vecchio abbonato di questo teatro troverà insieme agli spettacoli della stagione la proposta di un laboratorio annuale di teatro, potrà di fatto essere pubblico e attore del Carcano. ATIR, poi, continuerà a produrre in autonomia i propri spettacoli, girando per i teatri milanesi che vorranno ancora accoglierli in quell’ottica di gentile ospitalità che la compagnia ha conosciuto da quando il Ringhiera è chiuso. Non mi stancherò mai di lodare lo spirito collaborativo e inclusivo dei teatri milanesi! Accanto a tutto questo, ATIR co-produrrà col Carcano ed altri partner un grande spettacolo l’anno. Infine sarà protagonista nell’animare il foyer e nel proporre attività parallele alla stagione, funzionali a quella contaminazione di vissuti che ci sta tanto a cuore. Insomma questo incontro incredibile, assurdo, tra due realtà apparentemente all’opposto, sarà motivo di arricchimento umano e artistico. Un nuovo approdo festoso per un coro che dura da 25 anni. Lunga vita ad ATIR! Lunga vita al Carcano! Buon lavoro a tutti.

(Serena Sinigaglia)

(Carlo Gavaudan, Serena Sinigaglia, Lella Costa, Mariangela Pitturru – ph. Angelo Redaelli)

Sosia & Pistoia Carlo Gavaudan è dal 1995 alla guida – insieme alla socia Luisa Pistoia – del gruppo Sosia & Pistoia che cura il management di numerosi attori, autori, registi, personaggi televisivi, scrittori, tra i quali Lella Costa, Gioele Dix, Ottavia Piccolo, Fausto Russo Alesi, Paolo Pierobon, Tullio Solenghi, Ugo Chiti, Maurizio de Giovanni, Serena Dandini, Michela Murgia, Federico Rampini, Marina Massironi, Beppe Severgnini, Mario Tozzi, Maria Amelia Monti, Camila Raznovich, Dario Vergassola ( http://www.sosiapistoia.it/ ). Una struttura ramificata che affonda i propri interessi in tutti i settori raggruppandoli sotto un unico marchio. Una struttura che, con i suoi circa trenta dipendenti oltre ai collaboratori esterni, raccoglie tutte le professioni dello showbiz: attori, registi, giornalisti, sceneggiatori, scrittori, autori, intrattenitori, chef stellati. Ma non sono tanto i nomi o i numeri a parlare di Sosia&Pistoia, quanto la sua storia. L’agenzia nasce a metà degli anni ’80 in un clima fortemente creativo sull’onda di un fenomeno entusiasmante come l’avvento dei Nuovi Comici, in parte figli di quel grande laboratorio aperto che fu il Gran Pavese Varietà di Bologna, di un festival innovativo come Polverigi. Sotto la sua ala crescono Patrizio Roversi, Syusy Blady, i Gemelli Ruggeri… Un’onda travolgente di intelligenze che presto entrano in tv ( Lupo solitario ; L’araba fenice ), approdano all’editoria (Giobbe Covatta con l’oltre milione di copie vendute di Parole di Giobbe ha di fatto anticipato il fenomeno dei libri comici) e diventano testimonial di importanti marchi pubblicitari. Da Sosia&Pistoia passano Fabio Fazio e Antonio Albanese, Vincenzo Salemme ed Enzo Iacchetti, Daniele Luttazzi e Gioele Dix, Enzo Jannacci e Ugo Chiti. Lo spettacolo degli ultimi trent’anni, appunto. Oggi un impegno fondamentale, che è poi quello che ha animato il gruppo sin dagli esordi, è quello rivolto ai giovani talenti (attori, registi, autori, sceneggiatori, scrittori) di cui S&P sostiene la crescita facendo un lavoro di scouting. Del gruppo fa parte Mismaonda , società di produzione e gestione di progetti live guidata da Mariangela Pitturru . Per il teatro ha prodotto negli anni spettacoli con Barra, Bentivoglio, Servillo, Albanese, Covatta, Iacchetti, Vergassola, Dix, Jannacci, Guzzanti. Tra i più recenti : Ferite a morte , Spoon river contro la violenza sulle donne scritto da Serena Dandini (2012/2018 in tutto il mondo); Human con Lella Costa e Marco Baliani, debutto a Ravenna Festival 2016; La Traviata con Lella Costa, regia di Gabriele Vacis; La paranza dei bambini di Saviano; Se non posso ballare non è la mia rivoluzione di Lella Costa con la regia di Serena Sinigaglia; Serendipity di e con Serena Dandini; Istruzioni per diventare fascisti e Dove sono le donne di e con Michela Murgia; La vita è un viaggio di e con Beppe Severgnini. Distribuisce tutti gli spettacoli di Ascanio Celestini.

Tra i festival tematici realizzati: “Repubblica delle Idee” in varie città; “Libere di Essere D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza” a Roma; il “Festival della Partecipazione” con Action Aid a Bologna, “Librixia” a Brescia. Produce anche format per il web (il racconto teatrale de L’Appello di Alessandro D’Avenia con Mondadori), podcast ( La piena ; L’isola di Matteo di Matteo Caccia), oltre a grandi eventi, rassegne, mostre multimediali (www.mismaonda.eu). A Bologna gestisce il LabOratorio San Filippo Neri (un gioiello architettonico di proprietà della Fondazione del Monte) con una fitta programmazione culturale, teatrale, musicale (www.oratoriosanfilipponeri.com) Completa il gruppo la società Ruvido Produzioni, specializzata nella produzione di programmi televisivi ( Turisti per caso ; Milano-Roma ; Amore criminale ; L’erba dei vicini con Beppe Severgnini; Lessico famigliare con Massimo Recalcati; Muse inquietanti con Carlo Lucarelli; Valorose con Serena Dandini) e documentari ( Uno, nessuno, cento Nino su Nino Manfredi; 2 agosto 1980 con Carlo Lucarelli). Ha prodotto La mia jungla con Giovanni Scifoni, Prix Italia per la migliore serie web. Cwww.ruvido.tv/it/

E ancora. Milano è una città che conta più di 3.000.000 di individui. Il mio interesse come direttore artistico e come regista e pure come cittadina di una città che amo e in cui vivo si rivolge a tutti coloro che non vanno normalmente a teatro. I frequentatori abituali dei teatri e di questo teatro in particolare li ritengo compagni di viaggio, oserei dire quasi colleghi che possono lavorare sul campo, accanto a noi, per estendere la consapevolezza e l’amore per l’incontro dal vivo, per il miglioramento di qualità di relazione, per ingaggiare nuovo pubblico. La logica nei confronti degli altri teatri non sarà di natura competitiva (anche se so che il sistema ci obbligherà a volte a doverla seguire). La logica sarà di natura complementare, collaborativa e assolutamente trasversale: che servizio può offrire un teatro come questo, di 1000 posti, vicino alla Statale e al Policlinico? Che cosa manca a Milano? Che cosa manca nel ricco e fertile panorama teatrale milanese? Il lavoro mio e dei miei compagni di viaggio consisterà, dunque, nell’individuare con la maggiore esattezza possibile quelle mancanze e nel tentare di colmarle. Un teatro da 1000 posti non deve essere un peso ma un’opportunità per la città e per la comunità teatrale. Come centro di produzione il Carcano dovrà stare in equilibrio tra i titoli classici e i contemporanei, scardinando la logica del nome per il nome, scardinando tutti i binomi contrapposti: commerciale-ricerca, tradizione-innovazione, popolare-radical. Si procederà per contaminazione, per mescolanza, per meticciato! Il contenuto e il percorso proposto saranno al centro della nostra attenzione. In un’ottica di trasversalità che da sempre caratterizza il mio percorso artistico. Non è il teatro di Serena Sinigaglia e Lella Costa, è il teatro di tutti coloro che parteciperanno al progetto politico e culturale proposto nel suo insieme: muovere un cortocircuito vitale e gioioso. Un teatro nazional popolare in senso gramsciano, che si rivolga alle urgenze e alle necessità del momento. Un centro di produzione capace di proteggere i propri artisti e garantire durata alle collaborazioni. Non eventi a spot ma un cammino che si sviluppa nel tempo in grado di radicare un rapporto più profondo e continuativo col proprio pubblico. E in ultimo ATIR. La mia casa senza casa, la mia famiglia artistica. Dopo 25 anni il gruppo è in grado di proseguire senza la mia presenza costante. I profili artistici, tecnici, organizzativi di cui ora è dotato possono garantire la durata del progetto, così come è stato nel corso di questi ultimi anni dove io ero quasi sempre in giro per il mondo a fare regie. Tutti siamo insostituibili, nessuno è indispensabile. E cambiare fa bene. Evita di ripiegarsi sulle stesse dinamiche, di implodere fino a scoppiare. ATIR sarà un prezioso ed importante compagno di viaggio del Carcano. Pur mantenendo la propria autonomia e la propria identità storica, avrà finalmente un tetto sotto cui ripararsi finché il Ringhiera non sarà pronto. Cosa che temo non accadrà fino al 2025. Oltre a proseguire coi laboratori e le attività di presidio in zona cinque e in Piazza Fabio Chiesa, ATIR avvierà un progetto di monitoraggio e ingaggio delle realtà presenti in questo territorio. Ne capterà i bisogni, ne ascolterà le voci. Teatro Carcano | Corso di Porta Romana, 63 – 20122

“Finché, caduti in preda di necessità, non potendone più, si son dati al teatro…” Non ho mai capito se, quando Corneille l’ha scritta, questa geniale battuta dell’ Illusion comique fosse o meno ironica: di sicuro lo è diventata oggi, dopo quattro secoli e una quantità incalcolabile di autori, generi, sipari, linguaggi, cantinelle, interpreti, registi, rassegne, quinte, crisi e rinascite. E borderò. Quello che invece ho capito è che il teatro è il posto dove voglio stare, il più a lungo possibile. Possibilmente, e prevalentemente, sul palcoscenico, e di sicuro non su uno solo: ma ogni tanto ti sfiorano delle occasioni, e per coglierle bisogna innanzitutto riconoscerle. Un teatro come il Carcano ha alle spalle una storia che incute rispetto, ammirazione e anche un filo di soggezione. Negli anni recenti se ne sono occupati protagonisti eccellenti della nostra scena: a nome di tutti, e per una vicinanza tutt’altro che formale, voglio ricordare Sergio Fantoni, attore e regista di gran valore e essere umano di straordinario garbo, fascino e generosità. Alla proposta di occuparmi della direzione artistica ho a lungo esitato, nicchiato, civettato, declinato, ragionato e, alla fine, accettato. Innanzitutto per la compagnia: Serena Sinigaglia è una regista di grande talento, capace di progetti che sono sempre anche visioni, e non solo del teatro; e poi è un’amica da molti anni e molti chilometri. Mariangela Pitturru è entrata da qualche anno nella mia vita professionale e privata (ma in realtà anche con lei la conoscenza risale a molto tempo fa), e la sua passione per il teatro è pari all’energia che mette in tutto quello che fa (tanta tanta roba, fidatevi). Carlo Gavaudan ci ha messo tutta la sua accorta sapienza di imprenditore insieme a quel tocco di follia marchigiana e a un autentico e mai sopito amore per il teatro (provate a nominargli Polverigi e assisterete in diretta a una trasformazione anche fisica). E proprio partendo da lui ci è venuto istintivo autobattezzarci Charlie’s Angels. Ma poi ci siamo dette che forse assomigliamo più alle streghe di Macbeth. O, volendo, anche alle tre sorelle di Cechov. Vedremo. Vedrete. Ognuna di noi ha un ruolo e delle competenze specifiche. A me piacerebbe svolgere quello, per così dire, della padrona di casa: accogliere il pubblico e i colleghi, partecipare ai progetti e alle produzioni (ma senza avere necessariamente un ruolo in scena, anzi!), invitare ospiti speciali, raccontare, raccordare, diventare un tramite con questa nostra Milano – che come tutte le città ufficialmente va declinata al femminile, ma in dialetto in realtà sarebbe maschile, no? Quel Nost Milan che nel 1893 debuttava proprio qui al Carcano, e chissà che non riusciamo a riportarcelo. Insomma, questo teatro vuole essere una casa: noi ci crediamo, e vi aspettiamo. Lella Costa

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