“Platonov” al Teatro Fontana di Milano – comunicato stampa

1 Ph Manuela Giusto

Foto Manuela Giusto

TEATRO FONTANA

14-19 gennaio 2020

PLATONOV
UN MODO COME UN ALTRO PER DIRE CHE LA FELICITÀ È ALTROVE

DA ANTON CECHOV

UNO SPETTACOLO DI

IL MULINO DI AMLETO

REGIA MARCO LORENZI

RISCRITTURA MARCO LORENZI E LORENZO DE IACOVO

CON MICHELE SINISI
E CON STEFANO BRASCHI ROBERTA CALIA, YURI D’AGOSTINO, BARBARA MAZZI, STEFANIA MEDRI,
RAFFAELE MUSELLA, GIORGIO TEDESCO,
ANGELO MARIA TRONCA

PRODUZIONE ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE,
TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA, FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI – TORINO CREAZIONE CONTEMPORANEA

CON IL SOSTEGNO DI LA CORTE OSPITALE- PROGETTO RESIDENZIALE 2018

IN COLLABORAZIONE CON
VIARTISTI PER LA RESIDENZA AL PARCO CULTURALE LE SERRE

Si ringrazia lo sponsor ABSOLUT VODKA

 

Finalista premio Rete Critica 2019
Premio Last Seen 2018 Krapp’s Last Post
Top Ten di Birdmen Magazine degli spettacoli imperdibili del 2019
I migliori spettacoli della stagione 2018_2019 – MilanoTeatri

La vita! Perché non viviamo come avremmo potuto?

Torna al Teatro Fontana di Milano Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove, spettacolo firmato dalla compagnia Il Mulino di Amleto e prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Tpe Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi.

Lo spettacolo è una finestra aperta su un Cechov quasi sconosciuto, su un testo giovanile ritrovato casualmente. Durante i tumulti della rivoluzione russa del 1917, infatti, Maria Cechov, sorella di Anton, nascose molti manoscritti e appunti del fratello in una cassetta di sicurezza a Mosca. Nel 1921 alcuni studenti sovietici riuscirono ad aprirla e scoprirono un’opera teatrale. Cechov aveva ventun anni quando la scrisse. Il testo che trovarono era incompleto, aveva moltissimi personaggi, moltissimi argomenti e tematiche, moltissima azione…Platonov, così in genere viene chiamato questo primo dramma di Cechov, è il fallimento dell’utopia del suo giovane autore che vuole raccontare la vita cogliendone appieno i più̀ profondi meccanismi. Il suo sforzo s’infrange contro la vita stessa e l’impossibilità di coglierla nella sua interezza in un dramma teatrale.

L’azione si svolge nella tenuta caduta in disgrazia di Anna Petrovna. In una calda estate trascorrono le vuote serate tra fiumi di vodka una serie di personaggi tra cui il maestro elementare Platonov, conteso tra la moglie Sasha, la stessa padrona di casa e la giovane Sofja. Della combriccola fanno anche parte Sergej Pavlovic Vojnjcev – figliastro di Anna e artista teatrale – il ricco Porfirij, il figlio Kirill, giovane medico scriteriato e, infine, Sasha, moglie tradita di Platonov. Una festa sopra la tragedia, per personaggi insolitamente comici malgrado l’insostenibile solitudine e l’inconsistenza della loro ricerca di amore. 

Questo testo è generalmente considerato come “non rappresentabile”, o “impossibile da mettere in scena”. Ciò̀ che resta è un gigantesco affresco composto da brandelli di scene, dialoghi, personaggi che cercano un senso a quello che senso non può̀ avere. Che cercano una forma a quello che forma non può̀ avere. Che cercano un fine per quello che fine non ha. Un grande e meraviglioso affresco incompiuto…a cominciare dal titolo: Bezotcovščina significa infatti Orfano di padre. Come un’opera Senza Titolo. Questo è Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove: un’opera non finita per esseri umani non finiti, incompleti, incerti, resi fragili dal loro “voler essere” che si scontra inevitabilmente con ciò̀ che sono nella realtà̀. Come noi.

Cechov ci ha trasmesso tanta conoscenza del genere umano; è rara da trovare. Vorremmo riconsegnarla con autenticità̀ e leggerezza, per entrare nel dolore della vita senza restarne impigliati. (Il Mulino di Amleto)

NOTE DI REGIA: ‹‹Certe scelte si possono fare solo con la follia dei trent’anni o con la saggezza dei sessanta”, mi ha detto una volta un famoso regista teatrale. Parto da questa frase per riavvolgere indietro il nastro che porta me e la mia compagnia a Cĕchov. La volontà di cercare un cortocircuito tra Cĕchov e il nostro essere uomini e donne, in un tempo come quello in cui viviamo, è il cuore e la carne di questo lavoro. Nella ricerca con i miei attori non cerco la chiave del personaggio, ma dell’attore stesso. E come loro vanno oltre il ruolo, così anche allo spettatore vorrei chiedere di oltrepassare quella linea di confine. Immagino questo Platonov in uno spazio che unisca attori e spettatori. Per raccontare la tenuta di Anna e Vojinicev e la “carne umana” che la abita, ho bisogno di una vetrata, tanti bicchieri e bottiglie trasparenti come lo sguardo degli attori e le loro lacrime, un lungo tavolo dove tutti si incontrano, un video per cogliere i dettagli di questa umanità, usare il “voi” come Cĕchov per poi scivolare nel “tu”, perché il rapporto tra due persone sta cambiando. E vestiti belli, perché questa umanità e questi attori sono belli, belli, belli e io li amo. Tra le note di regia, dopo una filata, con i miei attori ci siamo detti che il teatro che stavamo raccontando è amore e gioia e niente più, questo raccontiamo: amore, gioia e vita. In sintesi, un allestimento scarno, non realistico ma vero, puro, che chiede al pubblico di essere e sentirsi parte della storia che viene raccontata. Avvicinare le distanze per condividere la furia, le emozioni e i dolori che esploderanno inevitabili. Uno spettacolo libero e lieve, che nasce da un grande desiderio per l’improvvisazione e l’autenticità››. (Marco Lorenzi)

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

Io ho la sensazione che Il Mulino di Amleto, nel mettere in scena Platonov, in realtà non metta in scena solo Platonov ma l’intero comparto drammaturgico/umano che alberga nelle grandi storie di Čechov; ho la sensazione che il testo che Čechov scrisse a vent’anni e che subito distrusse con un impeto senza misura (testo che oggi possiamo leggere perché una copia, scritta a penna, è stata ritrovata in un cassetto dopo la sua morte) non sia la partenza ma piuttosto l’approdo di un viaggio compiuto in tutta la russità teatrale cechoviana  (Toppi. Il Pickwick)

Sinisi-Platonov al centro come un atomo e gli elettroni che lo cercano, governati dalle forze contrastanti di attrazione e repulsione, amore e schifo, si avvicinano e se ne allontanano, sono irrimediabilmente affascinati e ne sentono ribrezzo, ma non ne possono fare a meno. Platonov (prod Elsinor, Tpe, Festival delle Colline torinesi, debutto al Sala Fontana milanese) è allo stesso tempo Pinocchio e Lucignolocosparso di quel dongiovannismo che non è manierato né ricerca della vanità quanto fragilità maschile, desiderio e verità. (T. Chimenti, Recensito.net)

A questo punto, avrete intuito che lo spettacolo di cui parliamo procede – molto efficacemente, e sempre con piglio ironico – su un doppio binario espressivo che alterna un minimalismo realistico addirittura maniacale (vedi lo zampirone che viene acceso all’inizio, perché, diamine, siamo in campagna e in campagna ci sono le zanzare) all’iperbole spudoratamente surreale (vedi quella vodka che davvero scorre a fiumi, fino alla doccia finale che investe l’intero manipolo di quei perdigiorno gozzoviglianti per mezzo di uno spruzzatore d’insetticida). (E. Fiore, ControScena)

Il merito del regista Marco Lorenzi è proprio quello di rendere l’anima del testo in presa diretta, strappando via il tulle, grattando via la melanconica doratura dei personaggi, traccia mnestica dell’esegesi stanislavskijana che già indispettì l’autore, per far posto ad una vocalità spontanea, ad una recitazione immersa nella verità fino al tallone. Non si teme in questo lavoro teatrale di sporcare la tela dei significati con secchiate di vernice, come nella pittura di Pollock si lascia gocciolare la vodka sui gesti, le parole e ancor prima sulle intenzioni, ed il quadro che ne risulta è piacevolmente materico. (D. Caravà, MilanoTeatri)

Il regista, Marco Lorenzi, cortocircuita con sketch veloci l’incompiuto testo del maestro russo mischiandolo a temi e personaggi di oggi, e dimostrando come i classiconi possano sempre essere, se c’è l’ispirazione, sorgenti inesauribili. (M. Weiss, La Stampa)

okplatonov2 ph Manuela Giusto.jpg

Foto Manuela Giusto

ORARI E PREZZI:

DALLE 09:30 ALLE 18.00
DA LUNEDÌ A VENERDÌ

+39 02 6901 5733

biglietteria@teatrofontana.it

 ORARI SPETTACOLI

DA MARTEDÍ A SABATO ORE 20.30
DOMENICA ORE 16.00

RITIRO BIGLIETTI

DALLE 15:00 ALLE 18:00
DA LUNEDÌ A VENERDÌ

La biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo. Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

Intero________________________________________ 21 euro

Giovedì sera___________________________________17 euro

Convenzioni ___________________________________17 euro

Over 65 / Under 14 _____________________________ 10 euro

Under 26 _____________________________________ 15 euro

Teatro in Bici _________________________________ 15 euro

Danza _______________________________________ 16 euro

Jazz Festival __________________________________21 euro

Prevendita e prenotazione ________________________ 1 euro

Abbonamenti PROSA

3 ingressi_________________________48 euro (tagliando 16 euro)

10 ingressi (max 2 per serata) _______ 145 euro (tagliando 14,50 euro)

5 ingressi (max 1 per serata) ____________ 75 euro (tagliando 15 euro)

Coppia (4 ingressi, max 2 per serata) _____ 56 euro (tagliando 14 euro)
Giovedì sera (2 ingressi)________________ 25 euro (tagliando 12.50)

Carnet Gruppi (12 ingressi disponibili da

utilizzare liberamente senza vincoli

per gli spettacoli di prosa) _____________ 180 euro (tagliando 15 euro

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