” Blondie” – Teatro i – recensione

blondi_006_∏AttilioMarasco.jpgTEATRO i presenta

30 Ottobre / 11 Novembre 2019

BLONDI

dalla Trilogia “Innamorate dello spavento” di Massimo Sgorbani

con Federica Fracassi

drammaturgia Francesca Garolla

luci Mattia De Pace

suono Fabio Cinicola

regia Renzo Martinelli

una produzione Teatro i

si ringrazia il  Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Recensione

Blondie” è il primo capitolo di una trilogia scritta nel 2013 da Massimo Sgorbani. Gli altri due capitoli hanno per protagonista femminile Eva Braun (amante e poi moglie di Hitler) e Magda, moglie del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Tre figure femminili, di cui la prima è un pastore tedesco, tutte e tre legate alla figura di Hitler.

Ebbi occasione di vedere nel 2014 lo spettacolo del terzo testo portato a teatro e, quest’anno il secondo e infine il primo, facendo in questo modo una specie di “percorso inverso” a quello che sarebbe dovuto essere, seguendo la trilogia di Massimo Sgorbani. Non so quanto questo, del tutto occasionale, procedimento possa essere diverso dall’assistere ai tre testi in senso cronologico, per di più in considerazione del fatto che siano trascorsi quattro anni da quando vidi l’ultimo episodio della trilogia. Ricordo che mi colpì emozionalmente, così come mi hanno colpito i primi due visti quest’anno in due teatri diversi. Ricordo anche che il personaggio di Mada Goebbels non riscosse le mie simpatie e mi procurò solo un’emozione volgente al negativo. Così non è accaduto con il personaggio di Eva Braun, di cui ho già parlato recentemente. Più di tutto, però, mi ha dato uno scossone emozionale la figura di Blondie, forse perché, essendo un cane, rappresenta la vittima più debole. Mentre infatti alle due donne, pur essendo del tutto succube del nazismo, si può riconoscere una capacità di ragionamento, altrimenti non si può dire di un animale che agisce per istinto e la sua ragione si muove negli atti della quotidianità più elementare.

Blondie nulla sa del nazismo, sa solo che ama il suo padrone a dismisura, lo trova bellissimo, e riconosce in una carezza che lui, con parsimonia le concede, come la cosa più bella tra quelle più belle che le possano capitare, quale potrebbe essere, per esempio, la concessione di un biscotto. Blondie non capisce l’alzata in alto della mano destra che vien rivolta al suo padrone, la sente come una minaccia e capisce che non lo è solo quando si avvede che il padrone fa lo stesso gesto di fronte agli astanti. Non sa che è un saluto, ma sa che al padrone piace e allora anche lei vuole provare a farlo, sollevando in alto la zampa destra anteriore, ma istintivamente comprende che al suo gesto viene attribuito un altro significato, che potrebbe essere una stretta di mano o il desiderio di segnalare qulcosa.

Blondie ama interamente il suo padrone, adora i suoi stivali e teme solo il frustino che lui porta sempre con sé e che si alza contro di lei quando commette qualcosa che secondo gli umani è sbagliato, come per esempio orinare involontariamente in casa, ma poi si meraviglia quando lo vede fare da Eva sulla faccia del padrone, il quale ne gode e la bacia sulla bocca. Blondie vede in Eva la rivale da odiare perché capisce che è la preferita dal suo idolo. Ma Hitler non ama Blondie e la userà provando su di lei la bevanda mortale (il cianuro) per vederne l’effetto prima di usarla lui stesso. Blondie muore, non sa che l’ha uccisa il suo padrone e comunque era così forte il suo amore per lui che lo avrebbe perdonato. 

La rappresentazione di Blondie vista ieri sera al Teatro i è stata forse l’interpretazione più intensa e, credo anche la più faticosa, fornita da Federica Fracassi, per tutta una serie di motivi. Intanto la capacità di modulare per un’ora abbondante la voce, che appariva quasi infantile, per meglio distinguerla da qualsiasi voce umana di un adulto, e questo accadeva quando raccontava al pubblico della sua bella vita quotidiana in una scena costituita da un prato verde e da una cuccia che viene subito messa da parte. Ma la voce cambiava nei momenti più drammatici, assumeva ora ringhi, ora ululati, ora veri e propri abbaiamenti per dimostrare agli spettatori che lei era capace anche di spaventare qualche essere cattivo che avesse intenzioni non buone nei confronti del suo padrone. E anche qui è stata di una bravura esemplare.

L’ottima regia di Renzo Martinelli ha saputo guidare sapientemente l’attrice, aiutandosi anche di una scenografia costituita da una rete sul fondale che poteva far pensare a una metaforica prigione e da un’eccellente scelta di musiche effettuata da Fabio Cinicola che, nei momenti più drammatici, si alzava di tono quasi a simulare la nascita di una tragedia. La drammaturgia di Francesca Garolla è stata pure essa ancora una volta di grande pregio perché, pur usando le parole del testo, le ha saputo adattare nel migliore dei modi alla loro messa in scena.

Sarebbe cosa molto interessante riproporre l’intera trilogia per dare allo spettatore un quadro completo di quello che Massimo Sgorbani fornì nel suo testo. Intanto, come “assaggio” propongo assolutamente a chi mi legge di non perdere almeno questo primo capitolo. Il Teatro i vi attende per farvelo gustare fino al giorno 11 novembre .

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

DOVE e QUANDO

Teatro i Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano – 02 8323156  www.teatroi.org

Orari spettacolo: lunedì, giovedì, venerdì, sabato 1° novembre : h. 21

martedì, riposo- mercoledì e sabato h. 19:30 – domenica h. 17

Prezzo biglietto: 18 / 7€

Categorie RECENSIONi

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