“Blondi” al Teatro i – comunicazione stampa

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TEATRO i

presenta

30 Ottobre / 11 Novembre 2019

BLONDI

dalla Trilogia Innamorate dello spavento

di Massimo Sgorbani

drammaturgia Francesca Garolla

con Federica Fracassi

luci Mattia De Pace

suono Fabio Cinicola

regia Renzo Martinelli

una produzione Teatro i

si ringrazia il  Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Al via la stagione 019_020 di Teatro i, dal titolo Il resto è silenzio. Il sipario si alza mercoledì 30 ottobre con BLONDI (fino all’11 novembre), che torna in scena dopo il debutto al Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2012/2013. Lo spettacolo è il primo capitolo della trilogia “Innamorate dello spavento” di Massimo Sgorbani, un progetto di Teatro i con la regia di Renzo Martinelli e l’interpretazione di Federica Fracassi, in cui l’autore scava nella storia, catturando, in tre distinti testi, le voci di figure femminili legate a Hitler: il pastore tedesco Blondi, l’amante e moglie Eva Braun, la fedelissima dirigente del partito nazista Magda Goebbels.

1934 Blondi nasce. 1941 Blondi viene regalata a Hitler. 1945 Blondi muore. Blondi ha vita breve, eppure passa alla storia. Blondi è un cane, un pastore tedesco, la cagna di Hitler. Una femmina perdutamente innamorata del suo padrone. Una bestia che mangia, corre, gioca, ansima e muore, cavia di quel cianuro che fu l’unica via di fuga di un’epoca in rovina. Nel suo racconto c’è fedeltà di cagna, fedeltà di amante, fedeltà di adepta, sottomissione, devozione, preghiera e paura. La paura della punizione, la paura dell’abbandono, la paura dello strapotere dell’amato. Il mondo che Blondi racconta mostra agli spettatori l’indecifrabile e riempie di significato quello che per il cane non significa nulla: il contesto, ovvero il Nazismo e la sua memoria. Lo spettatore vede quello che Blondi non comprende: le ferite, gli echi e i suoni della Storia, nella sua interezza. Così l’artificio teatrale svela l’inganno del ricordo e fa sì che il guaito di Blondi diventi urlo. Quanta compassione nasce nello svelamento di un inganno, che terrore nel sapere un animale (o un bambino?) in pericolo, che orrore. E’ nell’inconsapevolezza della vittima che la Storia si manifesta più terribile: in quel “il lavoro rende liberi”, nell’illusione del cartoon, nella fiaba crudele, nell’amore incondizionato verso il padrone, chiunque egli sia. Il regista Renzo Martinelli indaga un immaginario che ha sentore d’infanzia e di terrore, quel genere di terrore che solo i bambini conoscono, quando si spengono le luci e dal buio può nascere, ancora e ancora, l’uomo nero.

Note di regia Di Renzo Martinelli

“Il Nazismo. Un periodo storico relativamente lontano, eppure abbastanza recente da essere arrivato a noi attraverso le immagini e le voci di coloro che l’hanno attraversato. Una storia che abbiamo visto in evoluzione e che dal ricordo del singolo si è fatta memoria collettiva, ponendo concretamente il problema della testimonianza diretta che diventa inevitabilmente indiretta e, quindi, definitivamente e solamente documentale. Blondi, la protagonista che dà nome al testo , è un cane. Un cane non qualunque, un cane dotato di parola – educato al linguaggio – un cane che si umanizza nel portare una testimonianza di cui è del tutto inconsapevole, il cane di Hitler. Come rappresentare un cane? con la coda? le orecchie lunghe? il pelo? Nulla di tutto ciò.

Nella rappresentazione scenica l’attrice non è cane se non per convenzione, è figura umana, che piuttosto si canizza. Un corpo mutato, agile, impudico, istintuale e gioioso. E se nel nazismo l’uomo non è più uomo, ma animale, il collegamento con Blondi diventa solo metaforico, eppure evidente. E’ qui che l’uomo ha perduto la maschera e ha mostrato il cane. Spogliato di quei segni significanti che lo rendono animato – dotato di anima – privato della maschera che ne fa persona, l’uomo si disumanizza. Non possiede più nulla, dimentica il senso di vergogna che lo differenzia da una bestia, perde il controllo del corpo, del gesto, del movimento e del linguaggio, perde la bellezza, i capelli, i denti, la postura eretta. Nei corpi – trasfigurati, feriti, nudi alle violenze inflitte e subite – sono i segni del Nazismo. Mezzi uomini, mezzi cani, ma, in questo caso, più cani che uomini.”

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DOVE e QUANDO

Teatro i Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano – 02 8323156  

www.teatroi.org

Orari spettacolo: lunedì, giovedì, venerdì, sabato 1° novembre : h. 21

martedì, riposo- mercoledì e sabato h. 19:30 – domenica h. 17

Prezzo biglietto: 18 / 7€

Categorie Comunicati Stampa

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