La sposa di Ade – Teatro Guanella – comunicato stampa

LA SPOSA DI ADESCHEDA ARTISTICA

LA SPOSA DI ADE

 Anno di produzione 2019

Drammaturgia di Danilo Caravà

Interpretazione di Domitilla Colombo, Roberto Sfondrini

Regia di Danilo Caravà

Direzione artistica Roberto Ritondo

– genere Drammatico

– durata 75 minuti ca.

Giovedì 3 ottobre 2019 dalle ore 21:00 alle 22:30

TEATRO GUANELLA   Via Giovanni Duprè, 19 – 20125 Milano

Ingresso Gratuito

– Pagina Facebook: https://www.facebook.com/lasposadiade/

SINOSSI

Certi racconti rimangono lì, sospesi dentro l’autore, oppure alla finestra con la faccia incollata sul vetro della nostra ispirazione, come bambini di fronte alla vetrina di un pasticciere, come i sei personaggi pirandelliani, certe storie vogliono, fortissimamente, vivere sul palcoscenico, trovare nella messa in scena una legittimazione definitiva, la forza del cogito cartesiano, e la mia è una di queste. La storia è vera, una prozia, nei primi anni ’40, durante le prove dell’abito da sposa, pochi giorni prima di convolare a nozze, fu lasciata improvvisamente, senza apparente motivo dal fidanzato, e per disperazione si gettò dal balcone avvolta nel tulle bianco.

Questa immagine, come una foto in bianco e nero nel libro dei ricordi è diventata gradatamente un monologo, e si è arricchita di particolari, mi ha spinto a cercare nel più segreto recondito dell’anima l’essenza di questo gesto, a verbalizzare parola dopo parola questo canto del cigno, di un cigno che mi è vicino quanto può esserlo un proprio parente. E proprio come la perla nasce da un’irritazione, da un istinto di difesa dell’ostrica, così questo suicidio è il granello che ha prodotto intorno a sé la madreperla del testo. La presenza di elementi in grado di arricchire la scena crea un’affinità elettiva affascinante là dove le parole non potranno arrivare, o dovranno fatalmente traguardare in altro da sé, vivrà la sua musica, che sarà anche uno stimolante somatico, emozionale, per l’attrice, entrambi avranno un rapporto simbiotico, profondo sulla scena.

iii

Ci saranno simulacri di sposa, manichini di un sogno rimasto sospeso, troppo leggero per obbedire alla forza di gravità e spegnersi nella caduta a terra. Come la rugiada bagna il prato al mattino, così una struggente melanconia, una tristezza lieve, e vestita di un dolce tepore, al pari della musica di un fado portoghese, vestirà delicatamente questa promessa sposa e l’accompagnerà fino al tragico epilogo. Le lacrime sono, in fondo, un mare tutto da scoprire che sta lì, appena dietro gli occhi, e di tanto intanto lo sciabordio delle onde ne supera i confini e fa mostra di sé sul volto. La protagonista è un po’ come Antigone, vuole l’assoluto, in forma di amore, “che sia tutto o non sia niente”, e non c’è Creonte che possa convincerla del contrario, nacque a legami d’amore e non d’odio. Non potevo fare altro che raccogliere quel fiore, quel giglio bianco che riposava sul duro materasso dell’asfalto, e farlo fiorire una volta ancora sul palcoscenico.

TEMATICHE

Affrontando il tema del suicidio, attuale e delicato in quanto richiede discrezione e rispetto, lo spettacolo pone dunque le basi verso riflessioni che interpellano la responsabilità collettiva con domande a cui non è facile trovare risposta. Oltrepassando i confini del tempo, la storia dà la voce a chi sta per compiere il fatale gesto, perché molto è stato scritto su quanti volontariamente pongono fine alla propria esistenza, ma poco spazio è dedicato alla sofferenza di chi si avvicina al suicidio a seguito di un evento traumatico e per molti superabile. La sposa di Ade parla di un viaggio nell’arcipelago del dolore. Ma ne parlano con l’intento di trovare risposte a domande sul senso della vita e della morte, sul senso del dolore e della sofferenza, ma per raccontare una storia vera attraverso la manifestazione del dolore.

Da un evento traumatico a volte ci si riprende, a volte si rimane “prigionieri” per sempre, a volte si continua a vivere come sospesi nel tempo non affrontando il senso di solitudine o modellando dolori e ricordi a seconda delle poche prospettive che sembra ancora poter offrire la vita. La storia diventa dunque testimonianza in forma teatrale di un’esperienza,come esemplare di un itinerario psicologico che porterà la protagonista alla metamorfosi della sofferenza. In questo percorso a ritroso nell’animo umano la sofferenza “prende vita”in tutte le sue forme e con tutte le sue conseguenze. Si odono le urla, le lacrime e le parole manifestate con la tristezza nel cuore di colei che arriverà infine alla scelta più semplice, ma non certo quella giusta. In un pensiero che si materializza come specchio di un’analisi acuta e insuperata, che ci porta ad osservare questa storia come goccia in un mare dove il problema emerge sempre dal punto di vista sociale,e si relaziona spesso con la psicoanalisi.

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NOTE SUL LAVORO TECNICO

Confrontandomi con una storia così distante dal nostro tranquillo vivere quotidiano ma al tempo stesso così “pericolosa” nei pensieri che sa innescare, nello scrivere la drammaturgia e dirigere il cast artistico mi sono reso conto di quanto sia difficile ammettere l’esistenza del trauma restando all’interno di un perimetro mentale tale dal riuscire al trattenersi dal compiere determinate azioni.Partendo da una storia vera, il tutto si è sviluppato definendo un profilo psicologico per la protagonista che non fosse lineare né scontato. Queste domande inquietanti e suggestive rappresentano il cuore de La sposa di Ade, che prende il via nello scenario ingannevolmente semplice di un amore che finisce e che, nel dipanarsi degli eventi, diventa un racconto profondo e intensamente emotivo, fatto di amore e sofferenza, speranza e sacrificio, morte e destino.

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Quando è stato rappresentato per la prima a teatro volta nel gennaio del 2019, il teso e angoscioso racconto che immaginavo potesse in un primo momento risultare complesso per il pubblico è stato accolto dagli spettatori come uno spettacolo intenso ed emotivamente coinvolgente, riconoscendo la bontà del lavoro artistico svolto. La storia è, su un livello, il ritratto sconcertante e misterioso di una donna in cui il dolore ha imparato a modellarsi e, su un altro livello, è un intricato percorso di sentimenti ed emozioni. La storia raccontata, con il suo tema incisivo, sembrava indubbiamente difficile da proporre eppure così non è stato. L’impresa ha visto la luce con l’unione della mia mente di drammaturgo con la visione ed interpretazione attoriale della protagonista, degnamente in grado di rappresentare tutto il turbamento del personaggio. Insieme abbiamo affrontato questa sfida come una storia di fragilità umana e proprio per questo alla portata di chiunque abbia mai provato una relazione ed un addio.

CONTATTI

info@incantattori.it

roberto.ritondo@incantattori.it     +39 3801792588

Categorie Comunicati Stampa

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