Cleopatràs – Recensione

MTM Teatro Sala Cavallerizza di Milano
dal 5 al 10 marzo 2019
Cleopatràs
di Giovanni Testori 
con Marta Ossoli 
regia Mino Manni 
assistente alla regia Serena Lietti 
disegno luci Alberto Gualdoni
produzione Manni/Ossoli – MTM ManifattureTeatroMilanesi  

Spettacolo prodotto con il sostegno e la collaborazione di Aministrazione Comunale di Castel San Giovanni, Diana Ceni, Giulio Fassina, Francesco Paladino, Angelo Sordi e Nuccia Zuterni 

Premio Nazionale Franco Enriquez 2017: Giovani Grandi Interpreti  

Durata 55 Minuti

Grande intuito ha dimostrato il gruppo MTM a mettere in cartellone per il secondo anno consecutivo una delle ultime opere più acclamate di Giovanni Testori: “Cleopatràs”, interpretata da Marta Ossoli, ancora più brava, e che, con la sua interpretazione mi ha “stracciato” l’anima. Sembra quasi un destino per la Ossoli incarnare questo personaggio avendo già sostenuto il ruolo della regina d’Egitto nel 2012 in “Antonio e Cleopatra “ di Shakespeare. Antonio era stato Mino Manni che invece in Cleoptràs ebbe il suo felice debutto come regista. Questa volta però Cleopatra non era regina di uno stato ma regina (anzi “reina” ) delle baldracche in una Brianza degli anni sessanta, comunque la numero uno e felice di esercitare quel mestiere.

Com’è noto Cleopatràs è il primo dei “Tre lai” di Testori, il secondo è “Erodiàs”, mentre il terzo lamento è “Mater Strangosciàs” (la Madonna).

Sul palcoscenico la scena è nuda, occupata solo da un unico elemento: un’ampia scalinata in legno la cui cima potrebbe rappresentare un trono. Entra Cleopatràs, il cui corpo è avvolto in un ampio mantello rosso sangue, e inizia subito, urlante, il laio di rimpianto per la morte del suo Antonio, anzi il suo Tuniàs (o anche Tugnun o Togn o Tonio o Toni), e non da adito ad alcun dubbio su quella che era la cosa a lei più cara: senza mezzi termini chiede che le si porti un ciuffetto dei suoi capelli e anche del “boschetto del suo divino puberàs”. Tempi lieti quando era la reina delle puttane e per lei “tiravano” / “gli imperatori tutti” / “e tutti i re”. Elenca per categorie i suoi clienti: banchieri, finanzieri, anche “qualche lesbiassa” e, siccome il Tuniàs faceva sesso con altre donne, lei si sentiva un poco come Madame Butterfly, però non era per questo infelice perché il suo Pinkerton tornava sempre all’ovile più innamorato di prima. Ora invece è una “reina svedovata / e martoriata”

Si spengono le luci, che prima erano su una tonalità media, e ora si riaccendono diventando intense e, prima uno sciabordio di acqua e quindi le prime note di “Abbronzatissima” cantata da Edoardo Vianello, introducono Cleopatràs che appare felice in costume da bagno e rammenta quando lei e il Tuniàs andavano a nuotare nel lago Segrino, “senza più slip / né più toplès”. Ma “La roeuda la gira”, la ruota gira, l’annuncia la voce di Milly e nulla è eterno su questa terra. A lei rimane solo di morire ed ecco che si denuda il busto e si toglie la lunga collana dorata, che in più strati le avvolgeva il collo, e nelle sue mani diventa un unico lungo elemento rappresentante un serpente. Si fa mordere e crolla a terra Si rialza per una danza finale irruente, da baccante, che non rinnega gli eccessi che ha vissuto: una sorta di macumba in cui l’attrice dimostra una notevole resistenza fisica oltre a non comuni capacità di danzatrice.

E in effetti i suoi lai sono di rimpianto per quella vita disinibita e carica di vizio secondo i benpensanti, ma che per lei rappresentano invece l’unica maniera di vivere: il piacere fisico prima di tutto e l’amore non è amore senza sesso, meglio la morte.

In questo primo laio Testori raggiunge il massimo della spregiudicatezza nei suoi versi che non sono tutti in un dialetto reale ma la maggior parte è in un grammelot formato da varie lingue. È il testo dove, più che in altri, lo scrittore mette a nudo se stesso senza alcun senso di colpa: Cleopatràs è lui.

Marta Ossoli recita il monologo in maniera così realistica, facendo della disinibizione il suo punto di forza per rendere il personaggio che “viene fuori” proprio come Testori l’avrebbe voluto. E Mino Manni ha fatto centro con la sua regia creando una simbiosi perfetta con l’attrice e mettendo in evidenza i punti più cruciali del monologo ricorrendo ai mezzi che aveva a disposizione, lavorando per sottrazione,  mentre ha “caricato”  una scena essenziale facendo riempire l’ambiente grazie al sapiente uso delle luci disegnate da Alberto Gualdoni che ha contribuito con minore luminosità i momenti di maggiore drammaticità e si sono accese intensamente durante la fase del ricordo da parte di Cleopatràs dei momenti vissuti più lietamente.

Uno spettacolo da correre a vedere senza indecisioni, tenendo conto del fatto che rimarrà in scena fino a domenica 11 marzo.

https://www.youtube.com/watch?v=JtWhIjdOl0M

INFORMAZIONI

MTM Sala Cavallerizza 
Corso Magenta, 24 – Milano
da martedì a domenica – ore 19.30

Biglietti: Intero 16€ – Under26 – 12€

Abbonamenti: Arcobaleno – 6al Litta – UNI 4al Litta – UNI 4al Leonardo – Carta Regalo – CONTENUTI ZERO VARIETA’ – Abbonamenti liberi a partire da €40.

BIGLIETTERIA MTM: 02. 86 45 45 45 – biglietteria@mtmteatro.it

Prenotazioni e prevendita da lunedì a sabato dalle 15:00 alle 20:00. I biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito www.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita vivaticket.it. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

 

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato 

Categorie RECENSIONi

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