Aldilà di tutto (Teatro Filodrammatici) – Recensione

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Teatro Filodrammatici di Milano
29 ottobre – 3 novembre 2019
Aldilà di tutto 
di e con 
Valentina Picello e Chiara Stoppa
drammaturgia di 
Carlo Guasconi e Chiara Stoppa 
supervisione 
Arturo Cirillo 
scene e costumi 
Eleonora Rossi –                           assistente alla regia Lorenzo Ponte –                           scelte musicali Roberta Faiolo  
produzione
 ATIR Teatro Ringhiera 
con il sostegno di
 Regione Lombardia e Fondazione Cariplo
Prima milanese                                                                        

Progetto NEXT 2018/2019

si ringrazia Olinda/TeatroLaCucina per la collaborazione

Recensione

Chiara Stoppa, nel suo precedente monologo scritto con Mattia Fabris aveva parlato della malattia, essendone stata lei stessa vittima. In “Aldilà di tutto” affronta un argomento che va oltre: parla della morte, prendendolo come punto finale di una vita che è costituita da una nascita e una fine e queste non sono altro che due condizioni umane incontrovertibili. Quello che conta nella vita sono i momenti che vanno vissuti e che rappresentano tanti episodi a se stanti, che possono essere ripetuti, perché possano dare corpo a episodi nuovi che vorrebbero essere il rinnovo delle modalità di quelli già vissuti, specie se sono stati importanti. Non vita, quindi, ma scampoli di vita e la morte allora va affrontata con naturalezza, perché è essa stessa parte dell’esistenza umana. A un certo punto della commedia Chiara dirà che la morte è parte della vita.

Chiara aveva vissuto una grande amicizia con Ciovanna, malata terminale di cancro e, prima che costei morisse, la portò in Croazia a farle vivere, in sua compagnia, una settimana di vacanza che sapeva sarebbe stato l’ultimo stralcio di esistenza dell’amica. Al ritorno l’amica morì dopo una settimana diospedale, assistita dalla stessa Chiara.

Ora Chiara Porta in scena il senso vero della vita, quell’insieme di momenti che una volta sono stati condivisi con altra persona e ora vanno gestiti in maniera diversa, in un tempo non definibile a priori. Così, per onorare un’amicizia che è stata vissuta intensamente in un altro tempo con un’amica non più esistente, decide di rifare, a distanza di un anno e proprio nella ricorrenza del compleanno del’amica morta, lo stesso viaggio in Croazia, chiedendo a un’altra sua amica di accompagnarla, Valentina, che alla fine accetterà per far contenta l’amica. 

Quello che succederà sull’isola è il racconto di Chiara farà della sua amica che non c’è più. Ricorderà i momenti felici e quelli drammatici, il ricordo di certi eventi è doloroso, ma vengono inframmezzati dai colloqui con l’amica Valentina che rivela di essere depresa tanto che non voleva in un primo momento accettare di fare quella vacanza. Lei ha un’altra esperienza alle spalle, la sua vita è fatta di momenti altri e questi portano ora al pianto, ora al riso, facendo assumere alla piéce un andamento a tratti grottesco. Così nello spettacolo si ride e ci si commuove, a seconda delle situazioni che vengono a crearsi. Chiara capisce che il tempo è costituito da frammenti di quella che viene chiamata vita e che sono irripetibili. La celebrazione di un passato da poco vissuto, fa rivivere quel passato in maniera diversa. Nella testa della persona rimangono i ricordi e in tal senso vanno rivissuti nella mente, ma non possono essere ripresi sotto altre forme. Assimilare, poi, anche le situazioni più tragiche non gliele fanno dimenticare ma le fanno rivivere come un ricordo prezioso che può portare anche a sorriderne. Il secondo viaggio in Croazia, in tal senso, serve proprio all’assimilazione completa di quanto è avvenuto un anno prima. Potrebbe, questo, apparire un tratto egoistico da parte di Chiara, ma lei non vuole liberarsi di un ricordo doloroso, vuole solo accettarlo, proprio come un momento della sua esistenza che ne avrà davanti altri.

Sulla scena, quasi immobile, c’è anche un cane che le due donne cercano di capire da dove possa essere spuntato. È un cane che si è perduto oppure è stato abbandonato. Diventerà un imprevisto, momento nuovo da affrontare e da risolvere. Uno di quei momenti che chiamiamo parte di vita.

Due attrici bravissime in scena: Chiara Stoppa, che fa la parte di chi “dirige le operazioni” e lo fa con piglio che non ammette repliche, ma è poi capace di ricorrere a degli assoli per ricordare l’amica morta, rivolgendosi al pubblico che l’ascolta con commozione. L’altra, Valentina Picello conferisce la nota di colore che, depressa come ripete di essere, o forse proprio per questo, sa condurre lo spettatore al riso con le sue battute in parte surreali, in parte iperrealiste

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Grande attenzione da parte del pubblico e numerose chiamate in scena alla prima milanese di uno spettacolo non convenzionale.

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

Le foto sono di S. Serrani

ORARI DI RAPPRESENTAZIONE: martedì, giovedì e sabato ore 21.00 | mercoledì e venerdì ore 19.30 | domenica ore 16,00

BIGLIETTI: Intero: 22.00 euro | ridotto convenzionati: 18.00 euro | ridotto under 30: 16 euro | ridotto over 65 e under 18: 11 euro | NOVITÀ giovedì: 15 euro

www.teatrofilodrammatici.eu tel. 02 36727550 

Categorie RECENSIONi

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